Caro amico in Dio,
non importa quanto tu sia cattivo o corrotto, se ti sono stati perdonati tutti i tuoi peccati, individualmente e in generale, secondo l'insegnamento della Chiesa. Se hai la sensazione di aver fatto tutto il possibile per confessarti e ricevere l'assoluzione, allora puoi iniziare con l'esercizio. Anche se pensi ancora di essere completamente cattivo e ripugnante, anche se sei convinto che il tuo io sia solo un peso, e questa sensazione ti ha sopraffatto a tal punto che quasi non sai cosa fare di te stesso, devi comunque fare ciò che ti dico:
“Prendi” Dio, il buono e benigno Dio – così come è, senza alcuna distorsione – e mettilo come una benda sul tuo io ferito – così come è in questo momento. Oppure, se vuoi, solleva il tuo io malato e cerca con tutto il tuo desiderio e bramosia di toccare Dio, che è così buono e benigno. Non cercare di pensare e di esaminare con ansia ogni singola parte del tuo io o di qualsiasi proprietà che hai ricevuto da Dio, siano esse sane o malate, date per grazia o natura, divine o umane.
Sicuramente la tua mente ingannatrice e curiosa ti dirà che questo esercizio è inutile, e ti disturberà continuamente suggerendoti di rinunciare a tutto razionalmente e di andare a fare qualcosa di davvero pratico e utile. Sebbene la tua mente razionale consideri questo esercizio come inutile e persino malsano, e vorrebbe accorciarlo il più possibile, non smettere. Di' alla tua mente critica di lasciarti in pace. (…)
L'esercizio che ti ho consigliato è molto adatto, poiché nulla di ciò che potrei realizzare e nulla di che potrebbe raggiungere il mio senso critico, mi potrebbe avvicinare a Dio tanto quanto questa semplice, quasi impercettibile esperienza: offrire a Dio l'essenza del mio stesso essere.
(corrispondenza, Inghilterra intorno al 1380, mittente e destinatario sconosciuti)