Egregia signora,
sono completamente incapace di esprimere quanto mi preoccupi il suo stato di ansia. Si incolpa per insignificanti sciocchezze che inventa Lei, non Dio. Arriva persino a danneggiare la sua salute, trasformando la sua vita interiore in un deserto e rifiutando ogni aiuto spirituale o materiale per cose così futili che nemmeno un bambino di sette anni le inventerebbe. Dio non si interessa di tali dettagli.
Certo, presta attenzione ai nostri errori, lo fa però con gentilezza, e persino il suo rifiuto è consolante. Ci umilia dolcemente e ci permette di vedere le nostra malefatte attraverso i suoi occhi, affinché la sua pace allevi la miseria della nostra colpa: “Il Signore non era nel terremoto.”
Non nutrire le tue eccessive ansie. Cerca di rimanere calma e abituati a ignorare tutto ciò che distoglie la tua attenzione da Dio. Impara a provare soltanto quanto tristezza per i tuoi lievi peccati, quanto la silenziosa presenza di Dio ti suggerisce.
(François Fénelon /1651–1715/, lettera alla contessa Elisabeth de Grammont, 23 giugno 1702)