Teresa Brichtová, O.P.
Lloyd C. Douglas, Roucho,
Karmelitánské nakladatelství, Kostelní Vydří 2003
Raramente capita che qualcuno legga un libro di 420 pagine quasi tutto d'un fiato. Bene, ecco che ne abbiamo uno davanti a noi! Un romanzo, sì, ma avvincente per la sua dinamica, la sua realismo storico, la drammaticità, la rappresentazione artistica della realtà, conosciuta da ogni cristiano.
L'opera ci trasporta nel tempo di Cristo. I suoi personaggi principali sono il giovane patrizio romano Marcellus Gallio, di una ricca famiglia senatoriale, che ha un alto rango nell'esercito. Le sue capacità versatili lo destinano a una carriera promettente. La sua ombra fedele e "compagno di gioco" è il suo schiavo (o meglio amico) Demetrius, un greco istruito con qualità morali straordinarie.
Sin dall'inizio, il libro ci offre uno sguardo sulle condizioni decadenti dell'antica Roma. Corruzione, dissolutezza morale, grandiosità, rivalità, avidità. Nei posti di potere siedono ubriachi, viziosi o pazzi (il vecchio Tiberio, Caligola…). Marcellus supera il suo ambiente con la sua eccezionale nobiltà. Una volta offende l'orgoglio del presunto erede al trono e, per vendetta, viene inviato come comandante di guarnigione in un angolo sperduto della Palestina. Questo si rivelerà fatale per lui. La sua legione è destinata a eseguire la crocifissione di Gesù Cristo. Marcellus è convinto della sua innocenza, ma è costretto a eseguire l'ordine. Quando i soldati estraggono a sorte il vestito del condannato Gesù, il premio va a Marcellus. Durante una cena con Pilato, i commensali ubriachi lo costringono a indossare il vestito. Un momento decisivo. Indossando il vestito si percepisce una strana forza (ricordiamo le episodi della vita del Maestro, quando bastava toccare il bordo delle sue vesti!). Il giovane tribuno è colpito al punto che i rimorsi per l'omicidio giudiziario lo portano alla follia. Solo dopo molto tempo, quando tutti lo considerano perduto e quando lui stesso desidera togliersi la vita, riesce a riprendersi grazie all'aiuto inaspettato e abile rimedio di Demetrius, riavvicinandosi al vestito.
Quando riceve un incarico confidenziale dall'imperatore Tiberio di esplorare in Palestina l'insegnamento del misterioso galileo e attraversa tutta la terra, sperimentiamo l'atmosfera del primo periodo cristiano, quando non esistevano libri né altri mezzi e quando le voci su ciò che predicava Gesù di Nazareth e sui suoi miracoli, resi dalla sua manifesta potenza divina, circolavano solo di bocca in bocca, silenziosamente e in segreto, e quando i razionalisti dell'epoca cercavano spiegazioni naturali.
Da questa ricerca e soprattutto dalle notizie che il Crocifisso vive di nuovo, Marcellus diventa necessariamente un cristiano (quando il suo schiavo lo ha già preceduto in questo). Prende radicalmente e fino in fondo il nuovo insegnamento, soprattutto sull'amore, e trasforma con le sue azioni e il suo esempio il suo ambiente pagano.
Ma la sua nuova vita lo porta necessariamente a separarsi dall'ambiente precedente. Qui abbiamo già un accenno di come Dio scelga fin dall'inizio alcuni discepoli affinché si consacrino totalmente a lui. La giovane Diana, anch'essa di famiglia patrizia, di cui Marcellus è innamorato, ma che non è ancora giunta alla sua fede, obietta invano che può essere cristiana anche lì dove ha sempre vissuto. La chiamata divina ("esci dalla tua terra e dalla tua parentela...") è troppo impietosa e intransigente. Solo quando questa giovane donna si lascia anche lei toccare dal soffio dello Spirito, si unisce a Marcellus nella sua fede e lo accompagna come cristiana all'esecuzione che il suo amato si è attirato con il suo coraggioso intervento davanti all'imperatore.
L'autore aumenta sapientemente la suspense della trama, interrompendo spesso il racconto nel momento più drammatico e passando a un altro tema, come se non ritenesse importante risolvere il precedente! Tuttavia, tornerà su di esso più tardi.
A noi cattolici, tuttavia, mancano nell'opera del pastore protestante alcuni elementi, come la "spezzatura del pane nelle case", l'incontro con la Madre di Gesù (anche se c'è un accenno alla sua presenza al Calvario). Inoltre, nel libro troviamo alcune imprecisioni storiche e illogicità. È molto ingenuo presumere che sia sufficiente credere perché nel mondo si instauri il regno dell'amore e della pace! Ma quando abbiamo qualificato l'opera come romanzo, sicuramente non chiederemo ad essa assoluta precisione scientifica. Non c'è dubbio che raggiunge i suoi obiettivi principali come insegnamento e incoraggiamento morale. La tenera storia d'amore tra Marcellus e Diana (che alla fine, poco prima dell'esecuzione, contraggono matrimonio) è narrata con grande delicatezza e sensibilità, senza alcuna sensualità. E quando ci sembrerebbe che si tratta di un "happy-end" sdolcinato, la comune esecuzione lo impedisce proprio. La traduzione di Ladislav Mikulec è eccellente, vivace e scorrevole.
Noi credenti possiamo chiederci: tra l'antica società pagana e la nostra epoca c'è una stretta parallela. Come guarda il nostro Salvatore dopo 2000 anni sui risultati del suo terribile sacrificio? Non è stata la sua maggior sofferenza nel Getsemani e sulla croce? Cosa abbiamo fatto del talento che Dio ci ha offerto in lui? I lampi di bontà nella nostra storia sono proporzionali all'accrescersi del male che affligge il nostro pianeta? Siamo noi cristiani, e specialmente le persone consacrate, davvero LIEVITO, siamo davvero LUCE E SALE?