P. Gorazd Cetkovský, O.Carm.
I teologi dicono che il battesimo del Signore Gesù nel Giordano è uno degli eventi più importanti della sua vita. Per questo ne parlano tutti e quattro i Vangeli1 e lo presentano come l'inizio della sua vita pubblica.
Solo il Vangelo di Matteo riporta la voce del Padre dal cielo in modo che il Padre parla alle persone che sono intorno, quindi anche a noi (Mt 3,17). Secondo il racconto di Marco (Mc 1,11) e di Luca, la voce del Padre parla a Gesù: “Tu sei il mio amato Figlio, in te ho trovato il mio compiacimento” (Lc 3,22). Noi, lettori e ascoltatori del Vangelo, abbiamo la possibilità di essere spiritualmente testimoni di questo evento, ascoltandolo e cercando di comprenderlo.
Il Padre qui assicura il Figlio sulla sua identità e sul suo amore per lui. Così lo rafforza nella determinazione di fare ciò che il Padre desidera, di compiere la volontà del Padre.
Quale significato aveva questo per Gesù? Forse non esageriamo dicendo che è stato grandissimo. Accettare queste parole del Padre è un momento importante nella sua relazione con il Padre. Comprenderemo meglio questo se cerchiamo di pensare fino in fondo al fatto che Gesù è un vero uomo. Dopotutto, nemmeno noi – nonostante tutta la durezza del nostro cuore – saremmo indifferenti a una tale professione. Sarebbe molto per noi. Figuriamoci per Gesù.
Ma anche per noi – “quelli che sono in giro” – ha un grande significato poter partecipare a questa professione del Padre. Qui ascoltiamo pienamente chi è Gesù, ci rallegramo per questo e ci rafforziamo nel desiderio di vivere di conseguenza. E dal 2003, quando Giovanni Paolo II ha designato l’evento del Battesimo del Signore come uno dei misteri del rosario della luce,2 meditiamo più frequentemente su di esso e ci è diventato più vicino.
A me colpisce soprattutto l'umiltà di Gesù. Egli, innocente, si è messo “in coda” tra la folla dei peccatori (egoisti, ladri, bugiardi, maleducati, immorali, pigri, trascuratori della vita spirituale, ecc.) come uno di loro e così si è presentato davanti a Giovanni, per farsi lavare con l'acqua del battesimo di Giovanni. Per accettare: “battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Mt 3,11 e segg.).
Poco dopo la fine dell'anno, in cui abbiamo cercato di essere più attenti e aperti alla misericordia divina, sottolineiamo: proprio in questo momento di manifestata solidarietà di Gesù con i peccatori il Padre gli ha proclamato: “Tu sei il mio amato Figlio, in te ho trovato il mio compiacimento.” Quindi non è avvenuto in un momento “grande”: durante la visita di Gesù al tempio di Gerusalemme (come nel caso dell'arrivo dell'angelo Gabriele da Zaccaria), né è avvenuto mentre Gesù leggeva dalla Scrittura a Cafarnao o a Nazaret e “tutti nella sinagoga lo fissavano” (Lc 4,20), né nel momento della preghiera personale di Gesù in disparte sulla montagna (come avverrà più tardi durante la Trasfigurazione – Mt 17,5 e segg.). No. Ma proprio in quel momento in cui Gesù si è mescolato tra i peccatori come uno di noi, quando era chiaro che gli importava semplicemente di noi e voleva aiutarci, proprio in quel momento il Padre lo ha chiamato, l'ha rassicurato e l'ha incoraggiato: “Tu sei il mio amato Figlio, in te ho trovato il mio compiacimento.”
L'anno della misericordia è finito. Con gratitudine per esso e per tutto ciò che ci ha portato, avviciniamoci a Gesù. Non disperiamo mai per nessun peccato commesso, non scoraggiamoci per le tentazioni croniche e le vizi che portiamo con noi e che sopra di noi, nonostante tutti i nostri sforzi, spesso vinceranno, non disprezziamo noi stessi per la nostra così spesso rivelata debolezza. Accogliamo Gesù umile, crediamo nella sua misericordia e nel desiderio di aiutarci nei nostri punti deboli. Ralleghiamoci per le parole del Padre e per la presenza dello Spirito Santo. Viviamo anche così il suo battesimo “nello Spirito Santo e nel fuoco” (Mt 3,11), che già abbiamo ricevuto e che può manifestarsi sempre di più in noi.