P. Vojtěch di santa Edvige, OCD
Una sera (30 aprile 1933) la professoressa universitaria entrò nella cattedrale di Münster con una decisione radicale: „Non mi muoverò da qui finché non saprò chiaramente se mi è già consentito entrare nel Carmelo.“ Alla fine dell'adorazione eucaristica, quando il sacerdote benedisse i fedeli, il Buon Pastore le disse: „Sì.“ In questo modo straordinario iniziò la vita religiosa di santa Teresa Benedetta della Croce; una vita che può essere caratterizzata pienamente come una vita di preghiera di intercessione.
I.
Nacque il 12 ottobre 1891 a Wrocław, figlia di Siegfried Stein e Augusta Courant, ebrei praticanti e ortodossi, come la più giovane di undici figli. Quando il padre morì due anni dopo, la piccola Edith fu cresciuta dalla madre energica e dai fratelli maggiori. Presto si distinse per la sua intelligenza eccezionale e a vent'anni iniziò a studiare all'università di Wrocław, congiuntamente germanistica, storia e psicologia del pensiero. Due anni dopo, nel 1913, si trasferì all'università di Göttingen per seguire i corsi del famoso Edmund Husserl. Quando ottenne il dottorato in filosofia a Friburgo (1916) e divenne assistente del suo ammirato maestro, sembrava che non ci fossero ostacoli alla sua carriera.
Tuttavia, Edith non era soddisfatta. Quando si immerse nello studio a quindici anni, trovò la fede ereditata dai suoi antenati inutile e „conscientemente e volontariamente cessò di pregare e di praticare la religione“. Si dichiarò pubblicamente atea. Ma il suo profondo io, in cui nascevano desideri infiniti, non poteva essere soddisfatto da qualcosa di insignificante, e così avvertì un'orribile vuotezza. Riguardo a questo periodo, quando agli occhi delle altre persone appariva molto equilibrata, disse: „Non riuscivo (allora) nemmeno a attraversare la strada senza desiderare di essere investita da un'auto.“ Ciò che la aiutava a procedere e che avrebbe poi chiamato la sua „unica preghiera“ di quel tempo era la ricerca della verità.
Tuttavia, saranno tre eventi molto importanti a cambiare in modo decisivo la sua vita. Il primo è l'incontro con Max Scheler, un noto filosofo che si era convertito al cristianesimo. In quel periodo Edith scrisse: „I confini dei pregiudizi razionalistici, in cui ero cresciuta senza saperlo, si dissolvono e davanti a me si presenta inaspettatamente un mondo di fede; le sue componenti sono persone di cui sono circondata ogni giorno e che guardo con ammirazione.“
Tra queste persone, di cui la santa fa riferimento, c'era anche Adolf Reinach, che con sua moglie si era fatto cattolico all'inizio della prima guerra mondiale. E quando nel 1917 cadde al fronte, Edith fu colpita dal secondo evento significativo: l'incontro con una giovane vedova. Aspetta un essere spezzato, e trova comunque una donna anche se colpita dal dolore, forte ed equilibrata. „È stato il mio primo incontro con la croce e con la potenza di Dio, che emana verso coloro che incontrano… è stato il momento in cui la mia incredulità si è frantumata in pezzi… e Cristo ha cominciato a brillare: Cristo nel mistero della croce.”
Il momento decisivo, però, arrivò nel 1921, quando si recò a visitare i suoi amici, i coniugi Conrad-Martius, che però dovevano partire per una questione urgente. La signora Hedvika condusse Edith alla biblioteca e le disse: „Scegli liberamente. Tutto è qui per te.“ Edith racconta: „Ho estratto un libro a caso dalla biblioteca. Era piccolo. Aveva il titolo ‚Vita di santa Teresa d'Avila, come la descrive lei stessa‘. Ho iniziato a leggere. Il libro mi ha affascinato. L'ho letto tutto d'un fiato. Quando l'ho chiuso, ho detto a me stessa: Questa è la verità!”
Il primo gennaio dell'anno seguente viene battezzata e accede alla prima comunione. Negli anni successivi insegna prima a Spira e poi a Münster, dal 1928 è frequente ospite nell'abbazia benedettina di Beuron, il cui abate Rafael Walzer diventa il suo guida spirituale.
La conversione di Edith è accompagnata da una forte chiamata alla vita di preghiera nel Carmelo; tuttavia, dovrà aspettare fino al giorno menzionato del 1933, quando entra nella cattedrale di Münster per chiedere durante l'adorazione eucaristica di conoscere le intenzioni di Dio...
II.
La preghiera che ha deciso del futuro di questa donna non è stata solo un momento di spontaneità religiosa. Sembra che Edith sia stata ispirata dal racconto di santa Teresa di Gesù, che nel nono capitolo del suo Libro della vita (cioè il libro che ha completato la conversione di Edith) scrive di un momento straordinario di grazia che ha ricevuto guardando una statua di Cristo flagellato. Leggiamo: „Ho molto venerato santa Maria Maddalena e spesso pensavo alla sua conversione, specialmente quando andavo a ricevere la comunione. Mi rendevo conto che Gesù era ora con me, quindi mi sono gettata ai suoi piedi e immaginavo che le mie lacrime non meritassero di essere completamente disprezzate… Mi sembra di avergli detto che non sarei sorta finché non mi avesse concesso ciò che gli chiedevo. Certamente mi ha dovuto ascoltare, perché da quel momento in poi sono diventata molto migliore“ (V 9,2.3).
Per Edith, il racconto della riformatrice del Carmelo era tanto più impressionante poiché rifletteva l'immagine neotestamentaria della preghiera ad pedes Domini („ai piedi del Signore“). Tra i casi ci sono il samaritano, guarito dalla lebbra (cfr. Lc 17,16), Maria, la sorella di Lazzaro (cfr. Lc 10,39), e anche il capo della sinagoga Gairo e la donna sirofenicia, entrambi che chiedono la guarigione della loro figlia (cfr. Mc 5,22 e 7,25), ma soprattutto la peccatrice anonima, identificata al tempo della riforma carmelitana con Maria Maddalena (cfr. Lc 7,36–50).
La decisione di pregare finché non ricevesse una risposta chiara non era quindi per Edith né „una prova di Dio“ né „un capriccio infantile“, ma piuttosto un'espressione di profonda fiducia e, soprattutto, di ardente amore (cfr. Lc 7,47). Inoltre, questa preghiera „ai piedi del Signore“ è indiscutibilmente parte della tradizione monastica occidentale (e quindi benedettina!), nella quale Edith Stein, dopo la sua conversione, si trovò a lungo. Molti testi ne sono testimoni: dalla cosiddetta Regula Magistri (che è diventata la base per la successiva regola di Benedetto), passando per san Bernardo fino a Aelredo di Rievaulx, fino a dom Marmion.
La preghiera „ai piedi del Signore“, come già suggerito dai passaggi neotestamentari menzionati, può avere qualsiasi contenuto: può essere di ringraziamento, di lode, ma più spesso di supplica o di intercessione.
In quel giorno di aprile si trattava primariamente di una supplica „per se stessa“, ma la preghiera di Edith Stein, che riceve nel Carmelo di Colonia il nome di Teresa Benedetta della Croce, presto diventerà sempre più una preghiera di intercessione.
III.
Questa convinzione è confermata dal suo testimone, che ricorda l'incontro con Edith prima del suo ingresso nel Carmelo, il monaco beuronense P. Damas Zahringer: „Quando l'ho incontrata per la prima volta nel portale dell'abbazia di Beuron, la sua apparenza mi colpì così che posso paragonarla solo all'impressione che suscita l'arte cristiana primitiva nelle catacombe, quando rappresenta la chiesa orante (ecclesia orans). Non aveva le braccia alzate, ma tutto nel suo aspetto ricordava questo tipo di primitiva cristianità. E non era solo una mia idea bizzarra. Lei è davvero l'immagine della chiesa, sta nel tempo e lo eleva. Era strettamente unita a Cristo, viveva le parole del nostro Signore: ‚Per loro mi consacro, affinché anche loro siano realmente santificati‘ (Gv 17,19).“
Edith Stein entrò davvero nel monastero delle carmelitane scalze con il desiderio di pregare per gli altri, in particolare per la sua nazione, con la quale si sentiva nuovamente legata da un potente vincolo sin dalla sua conversione. Le prime manifestazioni drammatiche della persecuzione degli ebrei nella Germania di quel tempo contribuirono al suo ingresso nel monastero non per nascondersi, ma per offrirsi come sponsa Agni (sposina dell'Agnello) per gli altri. Alcuni giorni dopo i suoi voti, la visitò una certa professoressa, che testimoniò: „Le ho detto che qui tra le carmelitane è ben protetta. A ciò rispose rapidamente: ‚No. Non ci credo. Sicuramente mi faranno uscire di qui. In nessun caso conto sul fatto che mi lasceranno in pace.‘ Era chiaro per lei che doveva soffrire per la sua nazione. Che il suo compito fosse portare a casa molti di loro.“
Quando le notizie preoccupanti sulla crescente persecuzione iniziarono a filtrare anche oltre le sbarre del Carmelo di Colonia, suor Teresa Benedetta reagì a modo suo: „Mi sono rivolta al Redentore e gli ho detto che sapevo bene quale dovesse essere la sua croce, che in quel momento è posta sulle spalle del popolo ebraico. La sua maggior parte non lo comprendeva; ma coloro che hanno ricevuto la grazia di comprenderlo dovrebbero accettarlo con pieno impegno di volontà a nome di tutti. Mi sentivo pronta e chiedevo solo al Signore di mostrarmi come avrei dovuto farlo.“
Alcuni anni prima del suo arresto scrisse: „Già da ora accetto la morte che Dio ha deciso per me, con gioia e piena sottomissione alla sua volontà. Chiedo al Signore di poter accettare il mio dolore, la mia morte e il mio onore e la mia gloria per tutte le necessità della santa Chiesa.“
Significativo è anche il fatto che quando fu invitata a scrivere un'opera in cui riflettesse sulla dottrina di san Giovanni della Croce, il cui quattrocentesimo anniversario di nascita il Carmelo teresiano stava allora celebrando, in essa trattava della scienza della croce. Tra l'altro, in questo, purtroppo incompiuto, scritto possiamo leggere: „Quando parliamo della scienza della croce, non ci riferiamo… a una semplice teoria, ma a una verità vivente, reale ed efficace. Esiste una vocazione alla sofferenza in Cristo e attraverso di essa si collabora alla sua missione di redenzione… Cristo vive ancora nei suoi fedeli e in essi vive ancora la sua sofferenza: la sofferenza vissuta insieme al Signore è la sua sofferenza, inserita nella grande opera di redenzione, di cui in lui abbondano i frutti.“
Ma il più suggestivo è l'immagine biblica che in questo periodo attira santa Teresa Benedetta: Ester che intercede a rischio della propria vita per la salvezza del suo popolo! In una delle sue lettere scrisse: „Confido nella realtà che il Signore ha preso la mia vita a favore di tutti gli ebrei. Devo pensare sempre di più alla regina Ester, che è stata strappata al suo popolo per rappresentarlo davanti al re. Io sono una piccola Ester, molto misera e debole, ma il Re che mi ha scelto è grande e infinitamente misericordioso.“
Sorella Teresa Benedetta si identifica davvero in modo perfetto con questa figura biblica e, con la sua morte martiriale, ci fa comprendere in cosa consista la vera preghiera di intercessione: è la disponibilità incondizionata a uscire dalla fila, a porsi davanti a chi ha il potere e a chiedere per gli altri, anche se ciò deve avvenire a rischio della propria vita. Che per lei non fosse solo un ideale romantico, lo dimostrano le sue parole alla sorella Rose al momento della deportazione, il 2 agosto 1942: „Vieni, andiamo per la nostra nazione.“
La sua intercessione non è una posa di sofferenza; da un lato, sebbene sospetti di non sfuggire alla follia nazista, obbedisce agli ordini delle sue superiori e si trasferisce al Carmelo di Echt in Olanda. Dall'altro lato, non esita a chiedere per iscritto al papa di emettere un'enciclica a difesa del popolo scelto.
La sua intercessione non è una rassegnazione stupida; lungo il cammino verso Auschwitz si prende cura dei bambini di quelle madri che non riescono a sopportare psicologicamente la situazione attuale e non possono prendersi cura di loro stesse. E un commerciante ebreo, che si è incontrato con lei nel campo di concentramento e ha sopravvissuto, ricevette da lei, alla sua domanda: „Cosa succederà ora con te?“, laconica risposta: „Fino ad ora ho potuto pregare e lavorare; spero di poter pregare e lavorare ancora per un po'.“
L'esempio della preghiera di intercessione di santa Teresa Benedetta della Croce è una sfida per noi, in due modi:
- In primo luogo, è un incoraggiamento a non temere di affidarle i nostri bisogni; colei che già sulla terra è stata una vera „sposina dell'Agnello“ e „piccola Ester“, è stata proprio per questo elevata agli onori degli altari, perché oggi possiamo invocarla con fiducia.
- È inoltre un invito a imparare, seguendo il suo esempio, a diventare sempre più ecclesia orans (chiesa orante). Cadremo quindi ai piedi del Signore e, come Edith Stein, sorella Teresa Benedetta della Croce, lasciamoci ispirare dalle parole della santa di Avila e rimaniamo davanti a lui finché non saremo esauditi. Perché „chi chiede, riceve, e chi cerca, trova, e a chi bussa, sarà aperto“ (Lc 11,10).
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