Fai quello che fai!

Potremmo immaginare che Gesù svolgesse il suo mestiere di falegname in modo approssimativo?Wilfrid Stinissen (1927–2013)

Non si può vivere nel presente senza concentrazione e attenzione. Si tratta di camminare su questa terra vigili. Dovremmo dedicarci completamente a ciò che vogliamo fare e non permettere sprechi di energie. Essere totalmente disponibili a Dio come Maria: "Sono la serva del Signore".

Dio ci dà ora il compito di fare qualcosa e noi dobbiamo farlo nel miglior modo possibile. Qualunque lavoro svolgiamo, è un'attività sacra e dobbiamo compierla con cura e rispetto. È la liturgia sacra, di cui siamo noi stessi.

Potremmo immaginare che Gesù svolgesse il suo mestiere di falegname in modo approssimativo? O che il suo lavoro fosse segnato da nervosismo e fretta? O che, mentre piallava le tavole, leggesse la Bibbia ed fosse così immerso nella preghiera da svolgere male il suo lavoro e che dovesse correggerlo San Giuseppe? Possiamo credere che Gesù lavorasse in bottega con pieno impegno. Non era solo un'attività che riempiva il suo tempo, né un semplice aspettare la sua missione di predicatore. Si dedicava al lavoro delle sue mani con la stessa serietà con cui in seguito guariva i malati. Sapeva che suo Padre lavora e che lui deve lavorare con lui – non per interferire nell’opera creatrice, ma per darsi al Padre come strumento idoneo: "Mio Padre è sempre all'opera, e anch'io lo sono" (Giovanni 5,17). E con quale amore Maria preparava il cibo per Gesù e Giuseppe!

Esiste una spiritualità falsa – e in un certo senso riguarda ognuno di noi – che divide la vita in sacra e profana: pregare o andare a messa è qualcosa di sacro, ma cucinare la cena, pulire o prendersi cura dell'igiene personale è necessariamente mondano... No, in realtà tutto è sacrum. Tutto si inserisce nella liturgia sacra che compiamo dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Sì, persino dormire è un'attività sacra, ed è per questo che è stata inserita nella preghiera: "mi addormento tranquillo, appena mi corico" (Salmo 4,9).

Ma non ci sono anche molte attività che non richiedono la nostra attenzione e che svolgiamo automaticamente? Mangiamo, ci laviamo, camminiamo...? Non è meglio dimenticare che le stiamo facendo e invece pensare a Dio? Anche questo è ovviamente possibile ed è molto più utile che, mentre lavoriamo, la nostra fantasia vaghi da qualche parte permettendo ai pensieri di disperdersi senza meta. Tuttavia, c'è un'altra possibilità, che a lungo termine porta a una maggiore profondità, poiché non comporta il rischio di creare un abisso tra lavoro e preghiera. Questa possibilità, tra l'altro, si basa sul principio "fai ciò che stai facendo", ma en profondeur (in profondità).

In ciò che facciamo, cerchiamo dunque dimensioni più profonde. Dopotutto, tutto è sacramento e simbolo. I Vangeli ci mostrano come Gesù, in relazione con le cose e gli eventi, vedesse tutto in una luce più ampia. Come egli stesso è sacramento del Padre e lo rivela, così le cose materiali sono sacramento di Gesù: rendono visibile la sua vita e il suo amore. Quando il suo sguardo si posa su un uccello che raccoglie sotto le ali i suoi piccoli, riconosce in questo il suo amore e ricorda che è venuto a radunare in uno ciò che era disperso (cfr. Matteo 23,37). Quando, viaggiando in Galilea, vide un campo di grano maturo, non doveva distogliere lo sguardo per pensare a Dio. Infatti, il grano stesso rivela l'amore di Dio che è venuto a proclamare e mostrare: se il chicco di grano muore, porta molto frutto (cfr. Giovanni 12,24). Non si tratta solo di metafore tipiche di poeti e sognatori. Gesù si orienta verso l'essenza stessa della realtà.

Vivendo anche in questo modo, non ci sono contraddizioni tra lavoro e pensieri su Dio. Approfondiamo il significato del lavoro e siamo in Dio.

Tratto da: Meditazione cristiana profonda
Autore: Wilfrid Stinissen OCD
Pubblicato da: KNA