Martina Vintrová
Negli ultimi numeri della rivista Karmel sono comparsi alcuni articoli sui laici, sull'apostolato dei laici (questo era del resto anche il tema del Congresso internazionale dei laici carmelitani nel 2011). Questo tema e l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II sono per me da lungo tempo uno spunto di riflessione e preghiera. Mi sembra che un grande potenziale, nascosto nei cristiani, stia ancora aspettando la sua piena realizzazione. O forse dove si manifesta, non viene apprezzato. Forse perché nella missione dei laici di solito non si tratta di effetto, ma di un vero e proprio duro lavoro, che la società per lo più non apprezza, o comunque non a prima vista.
„La propria e particolare caratteristica dei laici è il loro carattere secolare. (...) Dal proprio incarico i laici devono cercare il regno di Dio occupandosi delle cose terrene e adattandole secondo Dio. Vivono nel mondo, cioè in tutte le professioni e attività secolari e nelle normali condizioni della vita familiare e sociale, da cui la loro esistenza è quasi tessuta. Là li chiama Dio affinché adempiano i propri compiti nello spirito del Vangelo e come lievito contribuiscano alla santificazione del mondo in qualche modo dall’interno, e così soprattutto con l'esempio della loro vita, con la fede, la speranza e l'amore annunzino Cristo agli altri. A loro spetta dunque in particolare il compito di illuminare e organizzare tutte le questioni terrene con cui sono in stretto contatto, affinché avvengano e si sviluppino sempre secondo Cristo e servano alla gloria del Creatore e del Redentore.”
(Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen gentium, n. 31.)
Questa descrizione del posto dei laici nella Chiesa mi ha a lungo infastidito e si può dire che mi ha anche offeso. La capivo così: i laici devono occuparsi delle cose terrene, cioè significa che quelle “cose spirituali” propero ai sacerdoti e ai religiosi, noi non ne abbiamo diritto e ci vengono negate. Le nostre esperienze spirituali non sono credibili e non sono così importanti come quelle “sacerdotali e religiose”. Noi non eleviamo spiritualmente il mondo. Mi sentivo inferiore. Ma poi, dopo anni di varie esperienze, sono giunta alla conclusione che questo mio punto di vista è una sciocchezza e un grande malinteso.
Infatti, non è affatto semplice „illuminare e organizzare tutte le questioni terrene.” Affinché la nostra vita indichi a Cristo e il mondo funzioni secondo il Suo ordine, talvolta è un duro lavoro, anche una forma di martirio, che richiede una grande fede, amore, speranza e altre virtù.
La mia vita spirituale da laico può essere mal interpretata se proclamo la mia fede, ma non vivo secondo di essa, o vivo una sua versione distorta. Così, per esempio, qualcuno è un noto cattolico, ma porta la sua vecchia nonna in chiesa persone estranee. Altre volte, la mamma, una devota attivista, si prende cura di molte persone e cose, ma i suoi propri figli la sentono mancare e le sembra che siano sempre al secondo posto. Mi fa piacere “lavare i panni sporchi” mentre parlo sotto la giustificazione della cura con un velato compiacimento nei confronti dei miei prossimi, diffondere calunnie e nel frattempo mostrare discretamente le mie virtù. Non mi rende nemmeno conto che qui qualcosa non va d’accordo con il Vangelo... Indosso una grande croce o una medaglietta al collo e ho la bocca piena d’amore per le persone, ma non mi prendo la briga di ringraziare del tutto ordinariamente, non so apprezzare il lavoro del mio prossimo o addirittura lo rovino con le calunnie. Anche se tale comportamento può avere e ha le sue profonde origini, che in quel caso necessitano di una cura, certamente tali incertezze segnano molto le nostre azioni. E così, alla fine, non è vero che dalla nostra vita, come dice il concilio, irradia la luce della fede e si organizzano le questioni terrene e si sviluppano secondo Cristo.
Tutto ciò che san Paolo menziona (cfr. 1 Cor 13,4–6): essere onesti e veritieri, non invidiare, non vantarsi e non essere arroganti, non agire disonestamente, non lasciarsi provocare, non contare le offese e non rallegrarsi della sventura degli altri, non imprecare sempre e essere gentili, perdonare, avere speranza, notare le piccole cose necessarie per le persone, non calunniare, non sospettare subito gli altri di cattive intenzioni, non invidiare e essere giusti, non umiliare gli altri, non agire per motivi egoistici, avere rispetto per le persone e riconoscere il loro buon lavoro, dedicare il proprio tempo non solo a se stessi e alle proprie questioni, ma anche all’altro, anche solo ascoltandolo, ma accogliendolo e non giudicandolo, insomma intraprendere in queste cose la lotta con se stessi, e cercare anche di realizzare all'esterno, dove vivo, anche se sembra che l'area della mia influenza sia piccolissima, cose e atteggiamenti cristiani buoni – a volte può essere molto difficile. È possibile solo con l'aiuto della grazia di Dio e richiede la conoscenza di Dio, una buona conoscenza della Sua parola, una vita in stretto legame con Lui, talvolta quasi la vita di un mistico. Ma quando ci impegniamo in questo, è una grande testimonianza e credetemi, l'ambiente lo vede bene. E poi non ci si potrà più giustificare dicendo che vivere secondo la fede è possibile solo per sacerdoti e religiosi, ma per le persone normali non lo è, perché nella vita quotidiana semplicemente ciò che annuncia la Chiesa non può essere mantenuto... Quando cambiamo noi stessi secondo l'immagine di Dio, possiamo poi anche cambiare il mondo in un posto migliore, più piacevole e pacifico. E questo preservare i comandamenti di Dio, e in particolare il comandamento dell'amore, ci guida.
Non presumiamo superficialmente che la missione di „adattare le cose terrene secondo Dio” sia una questione solo di persone istruite, o di quelle che hanno raggiunto una certa posizione e con essa influenza sugli altri. Già da anni mi viene in mente (negli ospedali, nei treni, ma anche nelle istituzioni ecclesiastiche e altrove) che una delle professioni più importanti è quella delle addette alle pulizie. E che dire delle cuoche e dei bravi artigiani. O dei genitori! Naturalmente, ci rendiamo subito conto che lo stesso vale anche per le altre persone: artisti, imprenditori, commesse, scienziati, funzionari, medici, agricoltori, pensionati, vicini, amici... Tutti questi possono (e devono) ognuno con il proprio – anche se a prima vista poco appariscente – lavoro contribuire al fatto che la vita intorno a loro avrà in sé quell'ordine, pace, dignità e bellezza, come Dio desidera. Allora anche le cose e le attività più ordinarie rivelano ciò che Dio vuole e com'è, possono essere accompagnate da semplice gioia e amore per Lui.
Il Concilio Vaticano II ci insegna saggiamente che tutti i cristiani, non solo i sacerdoti o i religiosi, partecipano ciascuno secondo le proprie condizioni alla missione di Cristo e alla missione che Dio ha affidato alla Sua Chiesa per compierla nel mondo. Nessun cristiano, quindi, ha un compito insignificante o trascurabile. Guardiamo alla nostra missione di vita e alla nostra attuale situazione di vita con questo sguardo, cerchiamo di prenderci sul serio in questo! Papa Francesco ha detto: „Essere cristiani significa vivere e testimoniare la fede nella preghiera, nelle opere d'amore, nella promozione della giustizia e nell'azione del bene.” La nostra vocazione carmelitana ci guida direttamente a questo, visto che il nostro carisma è pregare, conoscere Dio e vedere il mondo con i Suoi occhi. E da ciò ne deriva tutto il resto...