Antologia di pensieri tratti dagli scritti di P. Giovanni Brenninger, O.Carm. Parte 2 (conclusione)
Padre Giovanni Brenninger era un grande devoto mariano e apostolo. Chiamava la Vergine Maria “madre più amorevole e tenera”. Esploriamo i suoi scritti affinché anche nei nostri cuori si riversino la luce e la fervente devozione che egli aveva per la Madre di Dio e il suo apostolato mariano, che esercitava principalmente tra i suoi confratelli carmelitani.
P. Brenninger si sforzava di raggiungere la perfezione nella devozione mariana per sé e per i suoi confratelli. “Il figlio amato di Maria,” scrive “cerca in ogni modo di mantenere sempre presente nella mente il ricordo della Madre amata e di seguire la sua volontà in tutto.”
Per l'attuazione pratica di questo ideale, padre Giovanni raccomanda di seguire alcune regole. Ne presenteremo almeno tre.
- “Innanzitutto è necessario formarsi un’idea, ovvero un’immagine il più perfetta e chiara possibile di questa nostra Madre celeste. È pertanto necessario meditare instancabilmente e con amore1 contemplando quelle massime dignità a cui Maria è stata elevata da Dio al di sopra di ogni creatura e che tutte hanno origine nel fatto che è stata scelta da eternità per diventare la seconda Eva e Madre di Dio. Dobbiamo anche esaminare quelle straordinarie virtù – umiltà, verginità integra, obbedienza, modestia, speranza, perseveranza, amore, pietà e dedizione e tutta quella infinita serie di perfezioni, per le quali Maria supera incomparabilmente tutti i santi e gli angeli.
Ognuno però cerchi di imprimere profondamente nella propria anima soprattutto ciò che la santa Madre ha fatto e sofferto per la sua salvezza e ciò che ancora può e deve aspettarsi da lei, perché ella è Madre, Tesoro di tutte le grazie, e perché Dio ha stabilito che tutto ciò che abbiamo ci venga tramite le sue sante mani. Così nascerà un (profondo) sentimento – insieme devoto e infantile – che dovrebbe guidare questa pratica, se vogliamo che porti frutti e non finisca troppo presto. Infatti, se l'anima è colma di tale sentimento, troverà presto e senza difficoltà il modo più adatto di praticare tale devozione mariana e sentirà di essere unita alla sua Madre, nella semplice fiducia, senza dover lottare forzatamente con la propria immaginazione.”- “Per mantenere più facilmente nella mente il ricordo della nostra amata Madre e affinché questo pensiero agisca sull’anima in modo più intenso, sarà comunque bene aiutarsi, almeno all'inizio, con alcuni piccoli ausili. Possiamo, ad esempio, in vari momenti della giornata, volgere lo sguardo a qualche raffigurazione della Madonna. Inoltre, anche la liturgia delle ore ci ricorda in molti luoghi il dolce nome della nostra Madre e ci invita a pensare a lei. Anche il nostro abito religioso, specialmente il scapolare, orienta i nostri pensieri e sentimenti verso Maria. E infine, ciascuno può trovare i mezzi che gli consentono di rafforzarsi nei pensieri sulla Santissima Madre di Dio e di alimentare nel suo cuore la devozione verso di lei.”
- “Tuttavia, non sempre quando riusciamo a ricordarci della Vergine Maria dobbiamo essere subito invasi da qualche sentimento di pietà. Oltre al fatto che questi sentimenti sgorgano spontaneamente dal nostro amore per lei, possiamo (altre volte) formularli con santa diligenza e conservarli pronti per diverse occasioni. Nell'assimilazione di questi movimenti interiori possiamo attingere dalla meditazione, dalle litanie o da altre fonti e, in situazioni concrete, possiamo esprimerli o con formule già preparate oppure liberamente. Per esempio, dopo aver meditato sull'umiltà del peccato, possiamo quando ci ritorniamo nei pensieri, confrontare quell'umiltà con la bellezza indescrivibile della Vergine Maria, salutare Maria e dire: 'Sei tutta bella, o Maria, e in te non c'è macchia,' oppure anche: 'O specchio immacolato, specchio di giustizia, prega per me affinché possa guardarmi da ogni peccato.'”
E infine, P. Brenninger aggiunge: “Se saremo fedeli a questa devozione, lentamente in noi assumerà forma stesso Cristo e noi ci trasformeremo in Lui, proprio come la Vergine Maria, che è la sua immagine vivente.”
Anche la devozione al sacro scapolare era molto cara a P. Brenninger. Spiega il valore dello scapolare e il suo significato. Incoraggia a portare fedelmente lo scapolare, baciarlo e dire alla Madre di Dio: “Sono tuo. Salvami.”
Particolare attenzione dedica P. Giovanni anche al rosario. Il seguente testo è stato nuovamente estratto dalle note che P. Giovanni scrisse per i suoi confratelli.
“Il rosario non è solo una preghiera, attraverso la quale possiamo implorare aiuto da Dio e dalla Vergine Maria, ma è anche una scuola di vita spirituale. Infatti, quando durante questa preghiera meditiamo sui misteri della vita, della passione, della morte e della gloria del nostro Signore e della sua Santissima Madre, mentre con le labbra recitiamo le singole preghiere, abbiamo davanti a noi argomenti molto suggestivi che ci istruendono e ci stimolano nella vita spirituale.
Già i misteri gioiosi ci mostrano quali siano gli elementi basilari della vita spirituale. Attraverso l'esempio della nostra Santissima Madre impariamo ad essere orientati verso Dio e a servirlo solo, privi di ogni legame terreno attraverso la perfetta e integra verginità (celibato), sempre e ovunque pronti ad accogliere e mettere in atto la volontà di Dio (1° mistero). Questa volontà divina ci porta a amare anche il prossimo e, secondo le nostre forze, a fornirgli aiuto. Infatti, spesso è necessario abbandonare Dio per Dio, cioè offrire aiuto ai nostri fratelli (2° mistero). Altrettanto necessario è rinunciare a tutte le cose terrene e cercare il Signore, che è diventato povero per noi. Infatti, se non facciamo ciò, non troveremo né il Signore né la sua Madre (3° mistero). Quando meditiamo sull'offerta di Gesù nel tempio, ci ricordiamo che dal cammino spirituale e dalla vita religiosa non si può mai separare il sacrificio (4° mistero). E infine ci viene proposta l'idea di avere sempre presente le questioni del nostro Padre celeste e di cercare instancabilmente e con fervore il Signore, anche quando a volte sembra essersi allontanato da noi. Nella vita spirituale si raggiunge tutto per desiderio e perseveranza! (5° mistero.)
I misteri dolorosi ci fanno comprendere che nessuno può raggiungere la perfezione o godere della contemplazione se non rifiuta di ascendere al Calvario con Cristo e Maria. È necessario combattere contro il peccato, anche a costo di versare il sangue con Cristo. E non possiamo accedere alla gloria della contemplazione né alla gioia eterna, se prima non assaporiamo l'angoscia mortale (1° mistero). E chi desidera sfuggire alle correzioni dell'ascetismo corporeo e alle spine dell'umiliazione non sarà mai sufficientemente libero né dalla passioni della gola né dall'orgoglio, né dal desiderio di eccellere, per cui nel profondo dell'anima rimarrà sempre incapace di ricevere la grazia della contemplazione (2° e 3° mistero).
Al contrario, è necessario seguire coraggiosamente e con fermezza il Signore mentre porta la croce e la sua Madre, la Dolorosa, su questo sentiero di sofferenza, sia esterna che interna, fino a giungere a totale abbandono e complete desolazione, fino a quando non ci troviamo con la Vergine Maria ai piedi della croce, per essere testimoni dell'agonia del nostro Signore (4° mistero). Non si può ascendere2 a una vita spirituale perfetta senza prima morire spiritualmente! Seguire Maria fino alla vetta del Golgota, in questo consiste la vita e l'obiettivo dei carmelitani! Solo sotto la croce ci uniremo perfettamente con Maria – come figli con la Madre – e quindi anche col Signore (5° mistero).
E infine, i misteri gloriosi ci parlano del fatto che chi riesce attraverso la morte spirituale a “offrire a Dio un cuore santo e purificato da ogni macchia attuale di peccato”, come dice agli carmelitani il libro Sulla fondazione dei primi monaci, può ragionevolmente sperare di raggiungere il secondo obiettivo del Carmelo, cioè durante questa vita terrena provare nel proprio cuore e nella propria mente un po' della “gioia della presenza di Dio e della dolcezza della gloria celeste” (capitolo 2). Chi si pone con Maria ai piedi della croce, vivrà con lei anche la gioia della Resurrezione (1° mistero). E poi desidererà ardentemente il compimento eterno e perfetto di tutto in cielo e la sua vita, pur essendo ancora qui sulla terra, sarà già nei pensieri e nei desideri con il nostro Signore in Paradiso (2° mistero). Con fiducia nell'intercessione potente della beata Madre di Dio, implorerà con infinito zelo i doni dello Spirito Santo, affinché (egli) venga trasformato nel Signore e non si lasci più guidare dai suoi capricci, ma si preoccupi di seguire con prontezza le ispirazioni dello Spirito che il Signore invia (3° mistero). E così, infine, secondo l'esempio della Vergine Maria cresce e si fortifica in amore di Dio, fino a raggiungere una perfetta maturità spirituale. Allora sarà degno di essere elevato dalla terra, di entrare nella patria celeste e ricevere il premio eterno (4° e 5° mistero).”
Alla conclusione della sua selezione di pensieri di P. Brenninger, pubblicati nella rivista di ordine Analecta ordinis carmelitanum, P. Emanuele Boaga riporta che padre Giovanni Brenninger era non solo un maestro di questa “scuola del rosario per la santità”, ma anche un discepolo esemplare di essa.
Secondo il testo italiano elaborato da Vlaďka M. Polišenská.
Permettetemi di aggiungere al presente articolo, che pubblichiamo in occasione dell'anniversario della morte del padre Brenninger, una mia osservazione, alla quale, credo, potete dare ragione. Su alcuni dei passaggi di P. Brenninger è senza dubbio evidente che sono trascorsi davvero altri sessant'anni. Ma c'è anche qualcos'altro di importante.
Solo durante il lavoro di traduzione mi sono accorto di quanto P. Giovanni Brenninger fosse un maestro della spiritualità carmelitana per padre Metoděj Minařík. In particolare, un tratto mi è emerso come comune a entrambi questi ferventi carmelitani: grande rispetto per la vocazione religiosa, amore per il Carmelo (l'Ordine) per tutta la vita, incessante attenzione alla vita interiore, intensa relazione con la Vergine Maria. Per incarico del generale dell'Ordine, P. Giovanni Brenninger scrisse un sommario della spiritualità carmelitana, intitolato “Directorium vitae carmelitanae”. L'opera fu pubblicata nel 1940 come manuale ufficiale dell'Ordine per la formazione dei giovani. P. Metoděj attinge molto da questo libro, ci ritornava per tutto il corso della sua vita.
Tra i confratelli in Germania a volte persisteva il ricordo amaro della grande severità di P. Brenninger (dopo il suo trasferimento a Roma, sembrerebbe, si sarebbe attenuata). Anche padre Metoděj ne era a conoscenza. La apprezzava come espressione di autenticità nel cammino verso Dio. Ma non sovrastimava la sua importanza. Egli era principalmente attratto dall'idealismo di P. Giovanni Brenninger: il suo ardore per il Carmelo.
Padre Metoděj considerava anche P. Brenninger un grande sostenitore di Kostelní Vydří. Diceva che P. Brenninger un tempo, durante una visita a Kostelní Vydří, dichiarò che un luogo così bello i carmelitani non avrebbero mai dovuto abbandonarlo. Non lo so. È certo che nel protocollo ufficiale della visita a Kostelní Vydří, svolta nel 1930, P. Giovanni Brenninger descrisse i difetti che vi osservò3 e concluse: “O è necessario abbandonare il convento, e questo il prima possibile, o trasferire P. Alberto e nominare al suo posto P. Prokop.” Si realizzò quindi – grazie a Dio! – questa seconda opzione, e così i carmelitani rimasero a Vydří. Tre anni dopo, quindi, poté recarsi da loro per chiedere di entrare nell'Ordine lo studente del ginnasio arcivescovile di Kroměříž, František Minařík ecc. ecc.
In P. Giovanni Brenninger ci ha quindi parlato un maestro, la cui scuola ha indiretamente visto uscire P. Metoděj. Possa Dio darci la grazia di vivere la nostra vocazione cristiana e carmelitana con la stessa fedeltà, che in passato ci hanno mostrato con il loro esempio questi nostri predecessori e padri.
P. Gorazd, O.Carm.