Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

"Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno." (Lc 23,34)La confessione che il Figlio compie a nome dell'umanità

In questa parola del Signore risiede tutta la sua missione. Egli pende dalla croce per ottenere il perdono per i peccatori presso il Padre. Con questa parola, che è lui stesso e che riassume in questa breve frase, unisce come Redentore le persone al Padre. Non la pronuncia sul Monte degli Ulivi, all'inizio della Passione, ma solo adesso, quando la croce è eretta tra le altre due croci, quando il cammino della sofferenza è interrotto, quando la croce opera.

Questa azione significa per il Signore sofferenza, questa forza significa per lui impotenza. Il Figlio chiama il Padre; è ancora consapevole della sua presenza e conosce così perfettamente la sua missione che interviene, nella parola, nel grido, senza però in alcun modo fare riferimento a ciò che sta vivendo. Esprime una supplica. Non esprime un'opinione, ma una conoscenza perfetta che ha acquisito sulle persone durante trentatré anni di vita sulla terra. Ha vissuto tra loro, condiviso la loro vita quotidiana, li conosce esattamente per ciò che sono.

Per tutto questo tempo ha avuto anche l'opportunità di osservarli nell'amore che prova per loro e, in questo amore, valutare il loro valore. Sa come sono. Non sono come lui. Sono esseri che hanno costantemente bisogno di aiuto e incoraggiamento, che senza la misericordia di Dio dovrebbero perire, esseri del tutto dipendenti dalla misericordia divina. Non hanno neppure la forza sufficiente per chiedere essa, sanno troppo poco per poter riconoscere la sua necessità. Dimenticano Dio. Dimenticano il Figlio che vive con loro. Non dimenticano solo se stessi. Ma l'immagine che si sono fatti di se stessi è deformata dal peccato. Hanno perso di vista la verità su se stessi. E in questo stato continuano a comportarsi, ma non in armonia tra il loro sapere e le loro azioni, bensì in qualche modo senza volontà, senza consapevolezza, senza responsabilità. Fanno cose che non sono in grado di giudicare, che compiono semplicemente per il gesto, davanti al Figlio, contro il Figlio. E lui sa che non possono essere chiamati a piena responsabilità, e ne trae la conclusione: la responsabilità ricade su di lui. Il fatto che la porti non significa però che abbandoni le persone a se stesse, al contrario, le affida al Padre. Il suo perdono. Di questo perdono chiede al Padre nella sua prima preghiera sulla croce.

È una grande confessione quella che il Figlio compie a nome dell'umanità. Egli assume tutta la responsabilità, il che significa che porta tutta la colpa. In scusando le persone, coprendo davanti al Padre la loro colpa, la colpa si manifesta su di lui. Ciò che hanno realmente fatto non può rimanere nascosto al Padre. Ma il Padre non vedrà il risultato come colpa umana, ma come sofferenza del Figlio. Naturalmente, su questa sofferenza il Padre potrà misurare l'ampiezza della colpa; nelle singole fasi della Passione si possono addirittura riconoscere i peccati singoli. Ma se i peccati verranno rivelati, mai sarà altrimenti che insieme alla sofferenza, quindi con la volontà del Figlio di scusare le persone, di purificarle dalla loro colpa. In questo consiste la confessione del Figlio.

Tuttavia, al Figlio non basta che il Padre veda la sua sofferenza e il fatto che la responsabilità che avevano le persone sia stata riversata su di lui; vuole che il Padre accetti le persone come innocenti, e questa innocenza potrà sorgere solo nel momento in cui la croce si prolunghi e si formi nella confessione ecclesiale, in cui le persone ricevono anche la loro parte nella grazia sacramentale. La loro parte nella confessione del Figlio, che però le ha già liberate davanti al Padre dalla colpa, prendendola su di sé. Nel giorno della sua resurrezione, il Signore darà il sacramento con definitiva certezza. Non desidera però che il perdono dei peccati sia rimandato, rendendolo dipendente dall’azione responsabile delle persone. Pertanto assume contemporaneamente la loro colpa e la loro responsabilità, per portarle sulla croce. E quando poi restituisce loro, nel sacramento, una parte della sua responsabilità, lo fa già per grazia, che è già scaturita dalla croce. Il fatto che possiamo confessarci, che possiamo confessare davanti a Dio la nostra colpa, è già la grazia della croce. Perciò il Figlio sulla croce rappresenta i peccatori come innocenti, che non possono essere chiamati a responsabilità, per i quali il giudizio sarebbe impotente, perché non comprenderebbero affatto la sentenza. Non conoscono il peso della loro colpa, non sanno neppure cosa fanno.

Tratto dal libro: Parole sulla croce
Autore: Adrienne von Speyr
Pubblicato da: KNA