Elisabetta della Trinità (1880–1906)
La gloria è un'anima che dimora in Dio, che lo ama con un amore puro e disinteressato e non cerca se stessa nella dolcezza di questo amore; ama Dio sopra tutti i suoi doni, come se non avesse ricevuto nulla da lui, e desidera il bene di questo oggetto tanto amato. Come possiamo altrimenti voler efficacemente il bene di Dio se non compiendo la sua volontà, che dispone tutte le cose per la sua maggiore gloria? Pertanto, quest'anima deve totalmente abbandonarsi a lui e perdersi in lui, non volendo altro che ciò che vuole Dio.
La gloria è un'anima silenziosa, che dimora come una lira sotto il misterioso colpo dello Spirito Santo, il quale produce in essa le armonie divine. Essa sa che la sofferenza è la corda su cui si possono suonare i suoni più belli, e perciò la fa il suo strumento, con il quale commuove molto dolcemente il cuore del suo Dio.
La gloria è un'anima che nella fede e nella semplicità si concentra su Dio; è uno specchio che lo riflette in tutto ciò che è; è come un abisso senza fondo, in cui lui può librarsi e espandersi. È anche come un cristallo, attraverso il quale lui può irradiarsi e contemplare tutta la sua perfezione e la sua luminosità. L'anima che così permette a Dio di placare in essa il suo bisogno di condividere “tutto ciò che è e tutto ciò che ha” (1), è davvero la gloria di tutti i suoi doni.
Infine, la gloria è un essere costantemente immerso nella gratitudine. Ogni sua azione, ogni movimento, tutti i suoi pensieri e desideri la radicano sempre più nell'amore e diventano un'eco dell'eterno “Sanctus”.
Nel cielo pieno di gloria i santi non cessano “giorno e notte di ripetere: ‘Santo, santo, santo è il Signore, Dio onnipotente, che era, che è e che viene.’” (2)
La gloria si prende già oggi nel cielo la sua eterna missione. Il suo canto è ininterrotto, poiché essa dimora sotto l'azione dello Spirito Santo, che opera in essa tutte le cose. E sebbene non ne sia sempre consapevole, perché l'imperfezione della natura non le consente di concentrarsi su Dio senza distrazioni, continua a cantare e adorare, completamente trasformata in lode e amore, in desiderio per la gloria di Dio. Nel cielo della nostra anima siamo la gloria della Santissima Trinità, la gloria dell'amore della nostra Madre Immacolata. Un giorno il velo scomparirà e saremo introdotti nelle dimore eterne, dove canteremo alla presenza dell'Amore infinito. E Dio ci darà allora un nuovo nome, che nessun altro conosce (3). Quale sarà questo nome? Laudem gloriae.
(1) L'idea proviene da San Giovanni della Croce, Il vivo fogliare dell'amore.
(2) Ap 4,8.
(3) Cfr. Ap 2,17.
Tratto dal libro: Elisabetta della Santissima Trinità, Vita nella gloria di Dio
Autore: Giovanna della Croce
Pubblicato da: KNA