(dalla dottrina di Santa Maria Maddalena de’Pazzi)
Ancora una volta la santa si fermò e cominciò a pregare: “Oh, Parola Eterna, dimmi, ti prego, quali e quali sono gli ostacoli che fanno sì che lo Spirito Santo, che ispira e così feconda, non compia nell’anima la sua opera intera? Dopotutto è così dolce e amaro! Oh, perché così poche persone conoscono il suo dolce richiamo? O Parola, ora, quando è tempo di generosità, della tua grazia e del tuo amore, dimmelo, se è tua volontà.”
La risposta della Parola: “Ci sono diversi ostacoli, mia cara sposa, perché ci sono diverse condizioni delle creature e diversa anche l’essenza delle creature.”
Una di queste barriere che mi allontanano è la malizia, che riempie i cuori di coloro che sono lontani da me, così che il mio Spirito non può riposare in loro. Altri invece si scontrano con l’ostacolo della propria volontà. Altri ancora non solo hanno l’ostacolo della volontà, ma anche della propria visione e comprensione, così che vogliono servirmi a modo loro. Vogliono il mio Spirito, ma in modo che piaccia a loro; e così diventano incapaci di riceverlo.
Altri, che sono anche piuttosto vicini, si scontrano con un’altra barriera, che mi ripugna non meno. È quell'infelice tiepidezza, in cui sembra loro di servirmi, mentre non si accorgono che in realtà servono solo se stessi. E quando sembra loro di aver cominciato a servirmi, allora si trovano nel più pericoloso stato, perché mi servono con riconoscimento di sé e pensano di servirmi come merito, mentre non è così, perché voglio che mi sia servito senza amore per sé, con puro intento e umiltà. E questa umiltà deve essere tale da immergere l’anima fino al centro della terra, perché il mio Spirito è come un fulmine, che scende dal cielo e non si ferma fino al centro della terra. Così anche lo Spirito Santo non si fermerà fino a trovare un’anima che trovi nel centro della sua nullità. Non si ferma presso gli alti e i medi, ma trascende.” Chiese quindi di nuovo: “Ma, oh, Parola, vorrei sapere cosa fare contro questi ostacoli, perché che mi importa sapere che li ho riconosciuti, se non conosco anche il rimedio contro di essi?”
Risposta: “Mia carissima sposa! Contro il primo ostacolo, cioè contro la malizia, è necessario opporre semplicemente un buon intento; perché non puoi infondere questo buon intento nei cuori maligni, nascondilo tutto dentro di te e non sentirai più i dolori insopportabili. Saranno per te dolori solo che infiammano, non certo schiaccianti, perché saranno dolori senza passione; se fossero con passione, ti tormenterebbero. E quando poi mi offrirai questi dolori e li collegherai con i miei dolori, si trasformeranno in una brezza che disperde le nuvole. Con questo tuo impegno e i dolori da esso, supererai la malizia nei cuori delle mie creature.
Contro la propria volontà prendi la volontà “morta”, non volendo nemmeno me stesso altrimenti che come è la mia volontà. E questa tua volontà morta offrila in unione con la mia abbandono, che ho manifestato nella preghiera al Padre nell’orto degli Ulivi. In questo abbandono appassirà il biancheggiare nei cuori delle creature piantate nel giardino della santa chiesa.
Contro la propria comprensione, che è la rovina delle virtù, e contro lo sforzo di servirmi secondo il proprio modo, prendi: nulla volere, nulla comprendere e non sapere secondo il proprio modo. E offermi questo in unione con il desiderio ardente che io ho avuto, affinché il Padre fosse glorificato, e vedrai che in questo si ammorbidiscono i cuori delle mie creature, che, così addolcite e mosse, diventeranno capaci di ricevere il mio Spirito.
Contro la tiepidezza, che con tanto cattivo giudizio fa vedere all’anima che mi serve, mentre in realtà serve solo se stessa, ti dico, mia cara figlia, che nello stesso momento in cui l’anima cade nell’autosufficienza, credendo di servire a me, smette di servirmi. Pertanto, opponi al maledetto tiepido calore dell'amore e offrilo in unione con quell'amore che io stesso ho manifestato. E questo amore nuovamente offerto sarà il fuoco che scenderà nei loro cuori e brucerà questa tiepidezza.”
Preso da revue per la vita spirituale Na hlubinu, anno 1929, pp. 317–319.