P. Redemptus Maria Valabek O.Carm., Roma
(2. parte)
Nella letteratura di san Paolo
San Giovanni e san Paolo, teologi del Nuovo Testamento, sviluppano significativamente la dottrina riguardante l'azione dello Spirito. Paolo, per il quale Cristo è la potenza di Dio (cfr. 1 Cor 1,24), è l'annunciatore della grazia, che è la vera realtà e pone l'uomo nella sfera divina. Questo avviene nei cuori delle persone grazie allo Spirito Santo. San Paolo, sopraffatto sulla via di Damasco dalla potenza di Gesù, non ha bisogno di ulteriore insegnamento. Ha intrapreso il cammino della libertà cristiana ed è consapevole che "l'intera vita cristiana si regola secondo la "legge " dello Spirito" (Rom 8,2).13 (Paolo, che nella preservazione di ogni lettera e segno della legge mosaica si spingeva fino agli estremi eroici, ha compreso che in questo approccio non vi è salvezza: ciò che cercava gli è giunto in modo diverso. "Egli (Cristo) è diventato per noi sapienza da Dio, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Cor 1,30).
Il cristiano, dal momento del suo battesimo, è immerso nel grande mistero pasquale di Cristo e riceve così la base di una nuova vita (cfr. Rom 6,1–11); diventa un uomo nuovo (Ef 2,15), una nuova creatura (2 Cor 5,17).
L'espressione tipica: essere "in Cristo", significava per Paolo "vivere come 'casa' con Dio come Padre e con Cristo Gesù come Fratello, vivere come un figlio amato, adottato da Dio, e non solo tramite un atto giuridico, ma attraverso il dono della vita divina, che viene trasmessa e conservata dal proprio Santo Spirito di Dio."14 Originariamente, nell'ambito della legge mosaica, Paolo era al servizio del Signore come servo. Ora la Parola di Dio ha preso su di sé la carne umana, ha dimorato tra gli uomini, così il cristiano entra nella familiarità della vita familiale con Dio come padre. Ed è proprio il dono dello Spirito Santo che ha realizzato questa adozione e ha trasformato interiormente il cuore di uno schiavo in quello di un figlio. Così Cristo, il primogenito tra molti fratelli, non appena tornato al suo posto alla destra del Padre, ha mandato ai suoi fratelli il suo stesso Spirito, affinché ora fosse il loro Spirito. "Poiché siete figli, Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, lo Spirito che grida: Abba, Padre. E così non sei più schiavo, ma figlio; e se sei figlio, allora sei anche erede per grazia di Dio" (Gal 4,6–7).15 Così anche i cristiani possono rivolgersi al loro Padre celeste con la stessa intimità familiare e la stessa tenerezza che caratterizzano la preghiera personale dell'unico Figlio. Questo è qualcosa di del tutto unico nelle religioni del mondo. "Recitare con devozione e dedizione il Padre nostro può farlo chiunque; questa preghiera però nasconde un mistero che si rivela solo sulle labbra di coloro che hanno impressa nel loro cuore l'immagine del Figlio di Dio."16
Quindi Paolo è stato rapito dall'esperienza della libertà dalle leggi che prima lo vincolavano. Non si tratta però di un ideale, di una chiamata ingenua all'individualismo cristiano (cfr. Gal 5,13; Rom 7,15–23). Paolo ora appartiene realmente a Dio come suo figlio e ha compreso che nessuna legge umana è così "precisa" come lo spirito di filiazione. Il figlio fa ciò che rende felice il padre; è pronto a amare e a sacrificarsi per la sua famiglia. Questo comporta un grado di richiesta più radicale rispetto a quello che si applica agli schiavi.17
Il servo può adempiere i suoi doveri fedelmente e persino con ansia; ma rimane al di fuori del cerchio familiare. Il figlio svolge gli stessi compiti in modo completamente diverso: la casa del padre è la sua casa; e i suoi doveri sono compiti affidatigli dal padre che lo ama: Paolo sottolinea che questi doni sono goduti da ogni cristiano: "si è affidato a Cristo", ed il Padre si prende cura di lui come di un figlio. E proprio lo Spirito di Gesù è colui che continuamente "attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rom 8,16).
Questo Spirito è in realtà lo Spirito di Gesù: Gesù ce lo ha promesso e inviato. "Avere lo Spirito," che dimora in noi, significa "avere Cristo" dimorante in noi. È proprio lo Spirito che ci fa comprendere e riconoscere che siamo veramente figli di Dio (Rom 8,16). In questo stretto legame quindi, essere figli di Dio non è più una semplice qualità aggiunta; l'anima dell'uomo, ma è un potente impulso interiore ispirato dallo Spirito Santo.18 Quando Paolo afferma che "coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio" (Rom 8,14), usa l'espressione agontai ("si lasciano guidare"), che supera il significato: essere guidati o costretti, persuasi o diretti come se dall'esterno; l'espressione di Paolo significa che i cristiani sono animati dallo Spirito (animated). Lo Spirito non agisce nei cristiani solo esortandoli a imitare ciò che il primogenito ha rivelato nella sua persona e nella sua vita; attraverso il dono dello Spirito, ai cristiani viene dato di partecipare all'amore stesso all'interno della famiglia della Trinità. I cristiani sono in comunione con l'amore stesso di Dio. "Poiché lo Spirito è lo Spirito del Figlio, mette sulle labbra e nel cuore dell'uomo la preghiera propria dell'unico Figlio: 'Abba!', e attesta così che siamo figli di Dio (Rom 8,16) e che Dio ci ama con lo stesso amore con cui ama il suo unico Figlio. Così san Paolo può affermare che 'l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo che ci è stato dato (Rom 5,5)".19
Per Paolo e secondo la dottrina del Nuovo Testamento, Dio ama le persone nel senso più pieno possibile, anche se sono ancora peccatori; ma sono accettati come figli di Dio solo quando sono uniti a Cristo e guidati e nutriti dal suo Spirito.20 Questa convinzione è la fonte della speranza cristiana. È l'atmosfera privilegiata da cui scaturisce la preghiera cristiana. Lo spirito umano, aperto a questo e desideroso di raggiungere lo stato di completezza e pienezza, stato di divinità, esplode spontaneamente in un vigoroso supplice grido chiedendo questa salvezza, che ha valore per lui. Per Paolo, la preghiera sgorga dall'essere stesso del cristiano. Tuttavia Paolo ha già riconosciuto la propria impotenza nel realizzare la propria salvezza, nonostante rispettasse scrupolosamente le prescrizioni della Legge mosaica; ha affermato: "Se invece vi lasciate guidare dallo Spirito di Dio, non siete più sotto la legge" (Gal 5,18), dallo Spirito proviene anche il fatto che l'uomo raccoglie la vita eterna (Gal 6,8), poiché "da parte dello Spirito e per fede aspettiamo la giustizia, che è la nostra speranza" (Gal 5,5). La preghiera veramente cristiana deve, come ogni altra attività cristiana, iniziare in uno spirito influenzato e permeato dallo Spirito di Cristo. La vera preghiera, unita alla consapevolezza autentica della fonte della vera salvezza, può essere suscitata nel cuore del cristiano solo dalla potenza di Dio. La preghiera è dunque un dono significativo: un dono che deve essere accettato con gratitudine e sviluppato, ma rimane sempre un dono. Solo lo Spirito Santo può trasformare il discepolo in un uomo di preghiera, sempre aperto alle cose di Dio.
"Così anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza. Infatti non sappiamo nemmeno come pregare e per cosa pregare, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inenarrabili. Colui che scruta i cuori sa qual è l'intenzione dello Spirito; infatti lo Spirito intercede per i santi secondo la volontà di Dio" (Rom 8,26–27). Il cristiano in questo mondo è troppo consapevole della pressione della propria grande debolezza e imperfezione; ma è sempre un uomo di speranza che proviene dallo Spirito, che gli fa comprendere che è figlio di Dio. Ha così "lo Spirito come promessa" del futuro (cfr. Rom 8,23); ma ha anche lo stesso Spirito per aiutarlo nel presente. In questo passo del Nuovo Testamento troviamo queste due idee: non siamo capaci di pregare come dovremmo, e lo Spirito intercede per noi. Alcuni versi più sopra (versetti 19–22), tutta la creazione è stata descritta come ansiosa e in attesa della rivelazione della gloria dei figli di Dio; nei versetti 23–25 noi stessi siamo aggiunti a questo coro ansioso. Non solo la natura, ma anche noi, che già abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo sotto una certa incertezza. I nostri sospiri non sono in grado di formulare correttamente la preghiera. Allora lo Spirito ci viene in aiuto e intercede per noi con gemiti inenarrabili. Lo Spirito prega al nostro posto. Si tratta di un processo graduale che culmina nello Spirito, che non soffoca lo sforzo dell'uomo, ma compensa la nostra insufficienza. La "debolezza" di cui parla Paolo riguarda (come nel versetto 18) la situazione del nostro stato attuale, intrappolato nella sofferenza e nella corruzione del corpo. Questa debolezza Paolo la vede nei battezzati, nei suoi confratelli cristiani nella vulnerabilità al peccato, allo scandalo, alle limitazioni di vario genere, che alla fine culminano nella morte. Da questa debolezza fondamentale deriva la nostra incapacità di pregare come dovremmo. Per superare questa terribile incapacità e diventare capaci di pregare secondo la volontà di Dio, deve intervenire lo Spirito Santo. Finché siamo in uno stato di cammino, questa debolezza non può essere rimossa dallo Spirito; con i suoi sospiri all'interno dei cristiani, lo Spirito solleva il suo peso. Infatti, lo Spirito non ha bisogno di parole umane affinché Dio lo comprenda; intercede per noi "secondo la volontà di Dio", guida tutti i fratelli di Cristo Gesù affinché ricevano la forma del Figlio, che il Padre si aspetta di trovare in loro. Questa forma raggiungerà la perfezione solo nella gloria che aspetta coloro che amano Dio nella pienezza dei secoli; attualmente i desideri dei figli di Dio possono essere espressi pienamente solo dallo Spirito. Egli è infatti la promessa della futura gloria, mentre essi sono troppo intrappolati nella limitatezza di ciò che è umano, nella vita terrestre, per sapere come e per cosa pregare correttamente.
Paolo esorta i cristiani a pregare in ogni circostanza (1 Tess 5,17), affinché sia realizzata la volontà di Dio in tutta la varietà della loro vita. Ma la speranza fondamentale del cristiano proviene dall'alto: deriva dallo Spirito che dimora nei cuori degli uomini come garanzia della loro futura gloria. Lo Spirito non richiede che siamo liberati dalla nostra attuale condizione, ma che siamo in grado di aprire i nostri cuori e le nostre menti all'imminente arrivo del regno di Dio nella sua pienezza. Questo si allinea bene con molti altri aspetti della vera spiritualità cristiana, "spiritualità dell'umiltà e della povertà nella consapevolezza della nostra fondamentale incapacità di formulare una preghiera degna di Dio, degna di ciò che Egli prepara per coloro che sono suoi; spiritualità di totale fiducia che sgorga dalla certezza che nel nostro intimo dimora un avvocato, che Dio comprende e che è garanzia della nostra eredità di figli di Dio; spiritualità che non è un'accusa intimidatoria, ma libera dalle ansie, dai dubbi, dal bisogno di possedere e piuttosto conduce alla certezza che nulla può separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore." 21 Secondo Paolo, la preghiera come tutte le altre componenti della vita cristiana scaturisce dall'iniziativa divina. Riassume meravigliosamente la sua convinzione in un'altra parte: "Ma a noi Dio lo ha rivelato attraverso lo Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Perché chi conosce ciò che c'è nell'uomo, se non lo spirito dell'uomo stesso? Così, nessuno ha conosciuto ciò che c'è in Dio, se non lo Spirito di Dio. Noi non abbiamo però ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che è da Dio, affinché conoscessimo ciò che Dio ci ha donato. Di questo parliamo non con parole insegnate da sapienza umana, ma come ci ha insegnato lo Spirito, ed esprimiamo le cose spirituali mediante parole spirituali" (1 Cor 2,10–13). "Lo Spirito rappresenta la divinità immanente, ma il suo correttivo è la divinità trascendente, a cui Paolo riserva sostanzialmente il nome di 'Dio' . La preghiera è realmente l'attività dello Spirito di Dio nel nostro intimo, ma per Paolo perderebbe il suo significato se non si elevasse a Dio al di sopra di noi." 22
Lo Spirito realmente nella preghiera non dà conoscenze in ambito di conoscenze terrestri, riguardanti l'arte, la scienza, l'industria; ma permette al discepolo, penetrato dal pensiero di Cristo, di comprendere come tutte le cose rientrano nel piano di Dio, che mira alla definitiva destinazione dell'uomo. "Poiché pneumatikos (uomo spirituale) ha in sé pneuma (spirito) e per questo gli viene rivelata la conoscenza, può anche comprendere ogni cosa... Ha lo Spirito di Cristo ed è introdotto nella inaccessibilità di Dio." 23 In altre parole: "L'anima vive la propria adozione a figlio di Dio e percepisce in sé la paternità di Dio nella misura in cui consente allo Spirito Santo di guidarla e si attiene ai suoi suggerimenti. Questa paternità la circonda di un'atmosfera di intimità, di benessere, di fiducia infinita. La preghiera assume così una forma particolare – un dialogo amorevole con il Padre celeste." 24
Nella letteratura di san Giovanni
San Paolo è colpito dalla grazia; e lo sguardo di san Giovanni lo completa. Giovanni vede Cristo principalmente come la Parola creatrice di Dio. Ogni singolo cristiano è personalmente chiamato ad ascoltare questa Parola salvifica e a essere trasformato da essa: in particolare dai misteri salvifici della sua vita. Il cristiano ascolta questa Parola per "conoscere" Dio, che può essere anche indicato: [avere] "vita eterna". Cristo continua a parlare al cuore di coloro che lo seguono, proprio attraverso lo Spirito. L'annuncio che Cristo ci rivela, non è limitato nel suo contesto storico al tempo e al luogo in cui Gesù ha rivelato il mistero di Dio. La sua parola rimane viva ed è comunicata: viene accolta dall'uomo che crede. Quest'azione, che continua nei secoli, Cristo stesso l'ha preannunciata – come opera dello Spirito Santo: "Vi dico queste cose mentre sono con voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Giov 14,25–26). Le parole di Cristo non saranno dimenticate – gli evangelisti hanno contribuito a garantire questo. Ma l'annuncio di Cristo non è anzitutto una parola scritta, bensì una parola viva, che deve toccare i cuori umani e trasformarli. Chiunque riceve lo Spirito Santo è reso capace di ascoltare questa comunicazione divina e di comprenderla.25
Il compito dello Spirito è rivelare agli apprendisti e a tutti coloro che seguono Gesù la ricchezza delle parole di Cristo. "Ho ancora molte altre cose da dirvi, ma ora non sareste in grado di sostenerle. Ma quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità" (Giov 16,12–13). La verità che Cristo Gesù è venuto a portare sulla terra non si esaurisce neppure nel tesoro inesauribile delle Scritture. Questa verità deve essere riscoperta in ogni epoca e in ogni circostanza. Le parole eterne di Cristo devono essere annunciate affinché possano influenzare gli eventi che non sono mai stati descritti nei Vangeli. Questo è il compito dello Spirito: non permettere mai che l'ardore e la penetrazione dell'annuncio di Cristo svaniscano, ma piuttosto far sì che i cuori e le menti delle persone siano in grado di vedere quelle parole incarnate in ogni evento.
Qual è questa "verità" in cui, secondo Giovanni (cfr. Giovanni 16,12-14) lo Spirito introduce? La risposta fondamentale è fornita da Gesù quando afferma: "Io sono la verità" (Giov 14,6). Gesù è venuto per portare la verità non sotto forma di un sistema di principi morali o affermazioni dogmatiche. È venuto nella carne proprio affinché coloro che vedono lui vedano il Padre. Gesù non rivela il Padre parlando semplicemente di Lui; Gesù rivela il Padre attraverso ciò che egli è in lui: "Chi crede in me non crede in me, ma in colui che mi ha mandato. E chi vede me vede colui che mi ha mandato" (Giov 12,44–45). Proprio dopo che si è chiamato verità, Gesù ha continuato: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se mi conosceste, conoscereste anche mio Padre. Ora lo conoscete, perché lo avete visto" (Giov 14,6–7). E quando Filippo ancora confessa che ha confusione in mente, la tristezza di Gesù per il fatto che Filippo non riesca a superare questo punto è evidente: "Da tanto tempo sono con voi, Filippo, e tu non mi conosci? Chi vede me vede il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?" (Giov 14,9–10). "Perciò conoscere Gesù significa avere vita eterna, poiché la vita eterna è la stessa cosa che conoscere il Padre e il Figlio. Ma in Giovanni questo conoscere si distingue difficilmente dall'amore. Infatti, conoscere Gesù in modo eccellente soddisfa la definizione abituale della verità: "la verità è la conoscenza della realtà". Se conosciamo Gesù, conosciamo il vero mondo, in un certo senso l'unico mondo reale, il cosmos pervaso dall'amore del Padre."26 Questa è la verità che realmente libera l'uomo, la verità che deve essere portata dallo Spirito affinché possa vedere tutta la realtà nel suo significato più profondo. L'unità che i cristiani desiderano la otterranno solo se permetteranno allo Spirito di unirli proprio in questa conoscenza-amore del Padre e del Figlio.
Ma nella visione di Giovanni, lo Spirito Santo, oltre a introdurre le persone in tutta la verità, è anche il donatore della vita. La verità non è solo un apprezzamento intellettuale di Cristo, ma è l'Persona stessa di Cristo Gesù e di suo Padre – che vive eternamente. E questo è ciò in cui l'apprendista deve essere introdotto in questo mondo e che deve cominciare a vivere già in questo soggiorno terreno. Il significato della preghiera è quindi subito chiaro in questa visione. E proprio lo Spirito permette alle persone di entrare in questa nuova vita (cfr. Giovanni 7,37–38; 3,5–6…). Dopo la sua risurrezione, nel suo stato spirituale (pneumatikos) Gesù era capace di superare le limitazioni della propria kenosis (abbassamento) scelto e di donare lo Spirito ai suoi discepoli. Proprio come Dio soffiò nella persona umana la vita durante la prima creazione, così Gesù ricrea ora i suoi amati: "Detto questo, soffiò su di loro e disse: 'Ricevete lo Spirito Santo'" (Giov 20,22). Ora i discepoli erano creature nuove, condividendo la vita dello stesso Dio. "Il gesto simbolico del soffio indica ciò che le nostre parole non possono esprimere pienamente: il dono della vita divina, che è lo Spirito Santo. E adorare in spirito e verità è adorare il Padre nel Figlio mediante lo Spirito Santo che abita in noi." 27