Spirito Santo e preghiera (3ª parte)

P. Redemptus Maria Valabek O.Carm., Roma

(3. parte)

Spirito e preghiera nei padri della Chiesa

Le fondamenta poste dalla Scrittura riguardo alla missione dello Spirito Santo, soprattutto in relazione alla preghiera, sono state studiate, chiarite e sviluppate dai padri della Chiesa. Su questa dimensione pneumatologica della fede e della vita cristiana si è posto particolare accento nella Chiesa orientale. Anche se questa dimensione non è scomparsa completamente in Occidente, nella Chiesa occidentale si è messo molto più in risalto la persona e l'opera di Gesù Cristo. Poiché la dottrina della Santissima Trinità è stata sviluppata in Oriente, che è sempre rimasto fortemente legato ai primi secoli cristiani, durante i quali varie controversie hanno costretto i migliori pensatori cattolici a spiegare il mistero della Trinità – per quanto la comprensione e la ragione umane lo consentano – i padri orientali sono stati pionieri tra coloro che hanno elaborato l'insegnamento sullo Spirito Santo sia riguardo alla sua persona che alla sua missione.

I padri riconoscono che lo Spirito Santo deve introdurre il credente "in tutta la verità", che significa concretamente la Santissima Trinità. Lo Spirito rivela la Trinità, come canta la liturgia: "Lo Spirito Santo dà vita alle anime, le solleva nella purezza, fa risplendere in esse in modo misterioso l'unica natura della Trinità." 27 Infatti, l'essere umano è stato creato a immagine di Dio e diventa l'icona vivente della Trinità. 28 La Pentecoste è celebrata in Oriente come il mistero della Trinità, poiché la sua rivelazione è l'opera fondamentale dello Spirito. Solo il lunedì di Pentecoste lo Spirito è celebrato in modo particolare. L'icona della Trinità è esposta nel tempio; quest'immagine guida la Chiesa sulla terra a essere immersa nella contemplazione e nella lode "dell'assoluta 'Chiesa' delle tre persone divine, del loro eterno piano o disegno." 29 Questo è precisamente ciò che intendeva san Gregorio di Nissa quando osservava: "Il cristianesimo è l'imitazione della natura divina." 30

La visione orientale considera Cristo – Salvatore come colui che raccoglie e incorpora l'umanità nell'unità del suo Corpo, la Chiesa. Lo Spirito Santo, al contrario, garantisce non solo la conservazione, ma anche la crescita interiore dei singoli membri della Chiesa. Egli si avvicina a ciascuno di essi individualmente e li riempie di doni carismatici, a seconda di quanto è adatto per ciascuno di loro. Questo è stato simboleggiato durante la Pentecoste dalla divisione delle lingue di fuoco che si posarono su ciascuno dei presenti (At 2,3). Lo Spirito Santo permette la varietà nell'unità del Corpo di Cristo. E tra questi carismi il dono della preghiera deve avere un posto preminente.

Proprio come ha mandato il Figlio, ora il Padre continua a inviare alla sua Chiesa lo Spirito Santo. Cristo è venuto come persona, anche lo Spirito ora viene come persona: deve essere il sostituto di Cristo e consolare i cristiani nel momento in cui la presenza di Cristo non è visibile, ma non indipendentemente da Cristo. Lo Spirito ha un obiettivo: "Rinnovare nel mondo la presenza di Cristo all'interno e rivelare Cristo non più davanti ai suoi discepoli, ma insieme a loro." 31 Poiché i padri orientali vedono nello Spirito Santo piuttosto una santità "personalizzata" che l'amore tra Padre e Figlio (teoria occidentale), lo vedono come il donatore d'amore, che permette all'uomo di partecipare all'intima amore di Dio della Santissima Trinità. "Questa caratteristica dello Spirito determina il carattere della preghiera della Chiesa, che è un urgente appello alla sua venuta, epiclesi. E proprio a causa di questo donatore e dono, questa umile supplica – epiclese – è sempre esaudita. I padri dicono: Dio ascolta tutte le preghiere, senza garantire che saranno esaudite; l'eccezione è la supplica per lo Spirito Santo. Il Signore stesso ha detto: 'Se dunque voi, pur essendo cattivi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre che è nei cieli darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!' (Lc 11,13). Un rifiuto sarebbe in contrasto con la stessa natura del donatore." 32 I migliori doni che il Padre amorevole può dare sono quelli che garantiscono una felicità che dura non solo per un attimo fugace, né per tutta la vita, ma per l'eternità. A partire dalla Pentecoste, lo Spirito Santo è diventato un dono per ogni cristiano personalmente e individualmente e lo arricchisce nella sua vita interiore. Egli ci dà non solo una parte di qualche dono creato (in terminologia scolastica si tratta di una proprietà), ma qualcosa di Se stesso, e così dà ai cristiani la forza di vivere con una dinamica che sorprende non solo il mondo, ma anche loro stessi. I padri orientali affermano che la colomba che discese su Gesù durante il suo battesimo, ora discende su ogni "figlio nel Figlio" e lo riempie. I padri orientali ritengono spontaneamente che lo Spirito Santo operi più efficacemente nella preghiera par excellence – nella liturgia. In Oriente, la preghiera ha varie forme, ma tra queste forme si può trovare molta più armonia rispetto all'Occidente, dove fino a poco tempo fa c'era un abisso tra la preghiera liturgica e la preghiera personale e interiore. In Oriente, la liturgia ha sostenuto la fede di molti credenti, scossi da una storia difficile, e quindi l'Oriente non poteva fare a meno di considerare la liturgia molto più che semplicemente il migliore rimedio alla nostra malvagità; la liturgia è soprattutto una rivelazione di Dio attraverso il versamento dell'energia divina (cfr. l'insegnamento di Gregorio Palamas) dello Spirito Santo.

La mentalità orientale anche oggi apprezza poco le forme fraterne di comunione (communio) che caratterizzano la liturgia romana dei nostri giorni. I padri orientali sono convinti che la liturgia introduce noi come cristiani alla pienezza della nostra vita, nella stessa presenza delle persone divine. Lo Spirito Santo viene chiamato "Spirito di comunione" – secondo il noto detto di san Basilio.

Infatti, è lo Spirito che in questa suprema preghiera unisce i cuori dei cristiani e permette loro di condividere. 33 La conclusione di questa comunione (communio) è espressa esplicitamente nel finale della liturgia orientale: "Abbiamo ricevuto lo Spirito celeste. Abbiamo visto la vera luce. Abbiamo trovato la fede incorruttibile, mentre ci inchiniamo alla Trinità indivisibile, perché la Trinità ci ha salvato." Questa preghiera privilegiata ci introduce alla comunione con il Padre soprattutto poiché ci stimola a essere persuasi che siamo figli nel Figlio. Così, per la mentalità orientale, la liturgia rappresenta il cielo e i beni eterni, che ci si aprono per un attimo fugace mentre siamo ancora su questa terra. Lo Spirito ispira la preghiera in cui chiamiamo: "Abba – Padre!", e confessiamo: "Gesù è il Signore!"

L'intero dibattito riguardo all'epiclesi ha per il modo di pensare orientale un'importanza così grande solo perché tocca il nocciolo della dottrina sull'influsso dinamico dello Spirito Santo. Questa influenza dello Spirito conferisce ai riti il loro potere salvifico, permette loro di toccare la mente e il cuore dei credenti e dà ai credenti la possibilità di intravedere e assaporare ciò che li aspetta nel regno escatologico. Come in ogni preghiera, così anche in questo suo momento più sublime, "Donatore di vita e Tesoro di grazia", la "santità personalizzata" si rivela come fonte attiva di tutta l'attività divina. 34 Se dunque la preghiera deve raggiungere Dio, deve avere come sua fonte lo Spirito Santo: solo lui può darle ciò che è essenziale, vale a dire che non si tratta di un monologo umano, ma di un dialogo tra l'uomo e Dio, in cui come sempre l'elemento più importante è l'iniziativa divina.

In questo riassunto troppo breve abbiamo accennato che lo Spirito Santo ha un ruolo fondamentale nella preghiera cristiana. Questo è esplicitamente citato quando gli scrittori si dedicano al tema della preghiera ex professo. In Oriente, la gnosi (conoscenza) e l'amore sono intimamente legati. Lo Spirito Santo opera in diverse fasi dell'ascensione dell'uomo a Dio attraverso tipi di preghiera sempre più spirituali, a partire dalla preghiera della supplica umile. "Passo dopo passo l'anima si rinnova, riacquista la sua unità, le richieste particolari diminuiscono e sembrano superflue, così come Dio risponde alla preghiera rivelando la provvidenza che abbraccia ogni cosa. Le suppliche cessano quando l'anima si fida completamente alla volontà di Dio. Questo stato è chiamato 'preghiera pura'." 35 Il culmine della preghiera è raggiunto nella pace e nel riposo della contemplazione. "Il movimento dell'anima, grazie alla sua totale purezza, partecipa all'influsso dello Spirito Santo." 36 Questo stato, che a coloro che non ne sono stati introdotti appare come spaventoso e disumano, è il più stretto avvicinamento dell'uomo terrestre a ciò che sarà la vita nel cielo, quando la terra e ciò che attrae l'uomo verso il basso non avranno più potere di separarli dalla guida pervasiva dello Spirito. San Isacco, citato sopra, scrive: "Come i santi nel futuro secolo non pregano più, poiché la loro mente è immersa nello Spirito divino, ma dimorano in estasi in quella gloria ineffabile, così anche la mente, quando è stata resa degna di percepire la beatitudine del secolo che sta per venire, dimentica se stessa e tutto ciò che è qui, e nessun pensiero su alcuna cosa la muoverà più." 37


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