Cielo nella fede (1ª parte)

Beata Elisabetta della Santissima Trinità

beata Elisabetta della Santissima Trinità
Il cielo nella fede è il primo dei quattro scritti spirituali della beata Elisabetta della Trinità. Lo scrisse nell'agosto del 1906, mentre la malattia di Addison stava avanzando, e le rimanevano solo tre mesi di vita e si aspettava una morte imminente. Questo testo, che annotava durante il suo consueto ritiro spirituale di dieci giorni, lo dedicò a sua sorella minore Margherita. Le due sorelle erano molto legate e la carmelitana Elisabetta si sentiva madre spirituale di Margherita. Per coincidenza, Margherita lesse quest'opera solo due mesi dopo la morte di Elisabetta. Come unico e comune obiettivo del ritiro, Elisabetta si poneva di diventare simile al suo Maestro, affinché potessero dire: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me."

Primo giorno

  1. "Padre, voglio che coloro che mi hai dati siano qui con me, per vedere la gloria che mi hai dato, perché mi hai amato prima della creazione del mondo."1 Questa è l'ultima volontà di Cristo, la sua ultima supplica prima di tornare al Padre. Vuole che anche noi siamo là dove è Lui, non solo nell'eternità, ma già nel tempo, che è un'eternità iniziata, che procede sempre. Per realizzare il Suo desiderio divino, è quindi importante sapere dove dobbiamo vivere con Lui. "Il luogo dove è nascosto il Figlio di Dio è il seno del Padre,2 che è l'essenza divina, estranea a tutti gli occhi mortali e nascosta a ogni mente umana,"3 il che ha spinto Isaia a dire:4 "Davvero Tu sei un Dio nascosto."5 Eppure è Sua volontà che restiamo in Lui, che siamo là dove Egli è, nell'unità dell'amore, affinché si possa dire che siamo la Sua ombra.
    "Per mezzo del battesimo," dice san Paolo, "siamo stati innestati in Gesù Cristo."6 E ancora: "Dio ci ha collocati sul trono celeste in Cristo Gesù, affinché nei secoli a venire si manifesti quanto è grande la ricchezza della sua grazia."7 E ancora: "Non siete più estranei e forestieri, ma siete membri della famiglia di Dio."8 La Trinità, questo è il nostro rifugio, la nostra "casa", la casa del Padre, da cui non dobbiamo mai allontanarci. Il Maestro un giorno disse: "Il servo non rimane in casa per sempre; il figlio rimane per sempre" (san Giovanni).9
  2. "Rimanete in me."10 Questo comando ci dà la Parola di Dio, esprime questa volontà. Rimanete in me, non solo per qualche istante, poche ore che passano, ma rimanete... costantemente, senza interruzione. Rimanete in me, pregate in me, adorate in me, amate in me, soffrite in me, lavorate, agite in me. Rimanete in me e così approcciate ogni cosa; penetrate sempre più in questa profondità. Davvero, questa è la "solitudine, dove Dio vuole attirare l'anima per parlarle," come cantò il profeta.11
    Ma per ascoltare questa parola misteriosa, non possiamo fermarci in superficie, è necessario entrare (ancora) più in profondità nell'Essere di Dio attraverso la meditazione. "Corro la mia corsa," esclamò san Paolo,12 così dobbiamo anche noi ogni giorno scendere lungo questo cammino nell'Abisso che è Dio; lasciamoci guidare lungo questo pendio con una fiducia piena d'amore. "L'Abisso chiama l'Abisso."13 Là in profondità avverrà l'incontro con Dio, là l'abisso della nostra nullità, la nostra miseria, si troverà faccia a faccia con l'Abisso della misericordia, della grandezza di Dio. Lì troveremo la forza di morire a noi stessi e lì, perdendo la nostra forma, saremo trasformati nell'amore. "Beati coloro che rimangono nel Signore!"14

Secondo giorno

  1. "Il regno di Dio è dentro di voi."15 Ieri Dio ci invitava a "rimanere in Lui," a vivere la nostra anima nella Sua eredità di gloria,16 e ora ci rivela che non dobbiamo uscirne per trovarLo. "Il regno di Dio è dentro." San Giovanni della Croce dice che Dio si dà all'anima "nella sostanza dell'anima, dove non può penetrarne né il mondo né il maligno,"17 e allora "tutti i suoi movimenti divengono divini, e sebbene siano da Dio, sono anche suoi, perché il nostro Signore li plasma in essa e con essa."18
    Lo stesso santo dice anche che "Dio è il centro dell'anima. Quando l'anima conosce Dio con tutta 'la sua' forza, Lo ama e si rallegra pienamente in Lui, allora è nel centro più profondo che può raggiungere in Dio." Prima di arrivarci, l'anima è già "in Dio, che è il suo centro," ma non è ancora nel Suo centro più profondo, perché può comunque andare oltre. Poiché è l'amore a unire l'anima a Dio, quanto più intensa è quest'amore, tanto più profonda è l'anima in Dio e si immerge in Lui; una volta "raggiunto il proprio unico grado d'amore, è già nel Suo centro," ma quando quest'amore raggiunge la sua perfezione, l'anima penetra nel Suo centro più profondo. Lì sarà trasformata, fino a diventare molto simile a Dio.19 Su quest'anima che vive dentro, possono riferirsi le parole del padre Lacordaire a santa Maria Maddalena: "Non chiedere al Maestro nessuno sulla terra, nessuno in cielo, perché Egli è la tua anima, e la tua anima è Lui."
  2. "Scendi in fretta, perché oggi devo restare a casa tua."20 Il Maestro ripete continuamente quest parola, che un giorno rivolse a Zaccheo, alla nostra anima. "Scendi in fretta." Ma dove dobbiamo scendere secondo il Suo desiderio, se non nel profondo della nostra interiorità? Questo atto non è "una separazione esterna dalle cose esteriori,"21 ma "una solitudine dello spirito," liberandosi di tutto ciò che non è Dio.
    "Nella misura in cui la nostra volontà ha appetiti di legami estranei con Dio, fantasie di approvazione e di rifiuto, rimaniamo in uno stato d'infanzia, non facciamo grandi passi nell'amore, perché il fuoco non ha ancora bruciato tutte le impurità, l'oro non è puro, stiamo ancora cercando, Dio non ha consumato la nostra inimicizia verso di Lui. Ma quando il ribollire nella pentola brucerà ogni amore peccaminoso, ogni amarezza peccaminosa, ogni paura peccaminosa, allora "l'amore sarà perfetto e l'anello d'oro del nostro fidanzamento sarà più grande del cielo e della terra. Questa è la camera misteriosa dove l'Amore nasconde i Suoi eletti, e questo amore ci conduce attraverso sentieri e strade che conosce solo essa stessa, e ci guida senza ritorno, non torneremo più per quella strada."22

Terzo giorno

  1. "Se qualcuno mi ama, osserverà i miei comandamenti, e il mio Padre lo amerà e noi verremo a lui e faremo in lui dimora."23
    Qui il Maestro esprime nuovamente il Suo desiderio di dimorare in noi. "Se qualcuno mi ama!" L'amore, questo Lo attira, porta Dio ai Suoi creati, non un amore sentimentale, ma quell'amore "forte come la morte, che le grandi acque non possono sommergere..."24 "Perché amo il Padre,"25 "faccio sempre ciò che Gli piace."26 Così parlava il santo Maestro, e ogni anima che desidera vivere in contatto con Lui deve vivere a partire da questa affermazione. Ciò che piace a Dio deve essere il suo nutrimento, il suo pane quotidiano; a somiglianza del suo amato Cristo, deve lasciarsi offrire attraverso ogni volontà del Padre; ogni accadimento, ogni evento, ogni sofferenza e ogni gioia sono un sacramento che Dio le offre, e così non fa più differenza tra queste cose, le trascende, le supera, per posarsi sopra tutto, al cospetto del Suo stesso Maestro; lo eleva in alto "sulla montagna del suo cuore," sì, "sopra i Suoi doni, le Sue consolazioni, sopra le tenerezze che provengono da Lui."27 "La caratteristica dell'amore è non cercare mai se stessi, non lasciare nulla per sé, ma donare tutto a colui che ama." "Beata è l'anima che ama" in verità, "Il Signore è diventato prigioniero del suo amore." 28
  2. "Siete morti e la vostra vita è nascosta in Dio con Cristo Gesù."29 Qui san Paolo ci dà luce, per illuminare il nostro cammino nell'abisso. "Siete morti!" E cosa significa, se non che l'anima che desidera vivere in contatto con Dio "nella inespugnabile fortezza della santa meditazione," deve essere "separata, svincolata, distante da tutte le cose"30 (per quanto riguarda lo spirito). Quest'anima "trova in se stessa un semplice pendio d'amore, per cui si orienta verso Dio, nonostante le creature, è invincibile nelle cose che passano, perché essa trascende sopra di esse e mira a Dio."31
    "Quotidie morior." "Ogni giorno muoio,"32 diminuisco,33 ogni giorno rinuncio a me stesso, affinché in me cresca e sia glorificato Cristo, "dimoro" "piccolina" "nella profondità della mia miseria," vedo "la mia nullità, la mia miseria, la mia impotenza, vedo che non sono capace di progresso, di perseveranza, vedo il numero delle mie negligenze, delle mie mancanze, mi vedo nella mia indegnità," "mi inginocchio nella mia miseria, riconosco la mia angoscia, la stendo davanti alla misericordia"34 del mio Maestro. "Ogni giorno muoio," pongo la gioia della mia anima (non nei sentimenti, ma nella volontà) in tutto ciò che potrebbe distruggerla, umiliarla, che devo sacrificare, perché voglio fare spazio per il mio Signore. Non vivo più io, ma Egli vive in me:35 non voglio "vivere più della mia vita, ma essere trasformata in Gesù Cristo, affinché la mia vita sia più divina che umana" e affinché il Padre, quando si inclina su di me, possa riconoscere in me l'immagine del Suo amato Figlio, in cui ha avuto piacere.36

Quarto giorno

  1. "Deus ignis consumens." Il nostro Dio, scrisse san Paolo, è un fuoco consumante,37 il che significa "fuoco d'amore," che distrugge, che "trasforma in Sé tutte le cose che tocca."38 "Le gioie dell'ardore divino si rinnovano in noi grazie a un'attività che non si stanca mai, essa è un'ardente passione d'amore nella reciproca e eterna compiacenza. È un rinnovamento che si realizza in ogni istante nel legame d'amore."39 Alcune anime "hanno scelto questo asilo per riposarvi eternamente, ed è questo il silenzio nel quale sono come perse." "Liberate dalla loro prigione, navigano nell'oceano della Divinità, senza che alcuna creatura possa ostacolarle o infastidirle."40 Per queste anime, quella morte mistica, di cui parlava ieri san Paolo, diventa così semplice, così dolce! Pensano molto meno allo sforzo di distruzione e di liberazione da sé che gli rimane, piuttosto che all'immersione nel fuoco dell'Amore, che in esse arde e che non è nient'altro che lo Spirito Santo, stesso Amore, che è nella Santissima Trinità legame tra il Padre e la Sua Parola. Esse "entrano in Lui con fede viva e con semplicità, pacifiche," "vengono portate oltre le cose, oltre impressioni e sentimenti" nella "tenebra sacra" e "sono trasformate nell'immagine" di Dio. Secondo l'espressione di san Giovanni, vivono nella "comunione"41 con le tre Persone adorabili, la loro vita è "comune," e questa è la "vita contemplativa," quella contemplazione che conduce al "possesso." "Questo semplice possesso è la vita eterna esperita nello spazio insondabile. Là, al di sopra della ragione, ci attende una profonda quiete della divina immobilità."42
  2. "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e come desidero che già divampi!"43 Lo stesso Maestro esprime a noi il Suo desiderio di vedere ardere il fuoco d'amore. In realtà, tutte le nostre opere, i nostri sforzi non sono nulla davanti a Lui. Non possiamo dargli nulla, né soddisfare il Suo unico desiderio, che è rinnovare la dignità della nostra anima. Nulla Gli piace di più che vederla "crescere." E nulla può elevarla di più, se non quando diventa in un certo senso uguale a Dio. Proprio per questo Egli richiede il tributo del suo amore, perché la caratteristica dell'amore è rendere equo il più possibile colui che ama a colui che è amato. L'anima che possiede quest'amore sembra stare sullo stesso livello di Gesù Cristo, perché la loro affezione reciproca rende tutto comune tra di loro. "Vi ho chiamati amici, perché vi ho rivelato tutto ciò che ho udito dal Padre."44
    Ma per giungere a questo amore, l'anima deve prima "completamente donarsi," la Sua "volontà deve lentamente perdersi nella volontà di Dio," affinché i suoi "desideri," le sue "capacità" funzionino solo in quest'amore e per quest'amore. Faccio tutto per amore, tutto sopporto per amore, tale è il senso di ciò che cantava Davide. "A Te conserverò la mia forza."45 Allora l'anima è così colma d'amore, assorbita e protetta, che ovunque scopre il mistero del suo ulteriore sviluppo nell'amore, persino nelle relazioni che ha con questo mondo, può dire con diritto: "La mia unica occupazione è amare!"46

Quinto giorno

  1. "Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me."47 Felici le orecchie di un'anima abbastanza vigile, abbastanza raccolta, per ascoltare questa voce della Parola di Dio, felici anche gli occhi di quest'anima, che nella luce di una fede viva e profonda può trovarsi al "giungere" del Maestro nel suo intimo tabernacolo. Ma qual è questo giungere? "Sono schiere infinite, gloria senza fine." Cristo "viene con i suoi tesori, ma nel mistero della velocità divina, viene continuamente e ripetutamente, sempre come la prima volta, come se non fosse mai venuto, perché il Suo venire, indipendente dal tempo, si fonda sull'eterno 'adesso' e il desiderio eterno rinnovella continuamente la gioia del Suo venire. Le gioie che porta sono infinite, perché Sono Lui stesso." "La capacità dell'anima, rallegrata dal venire del Maestro, sembra scaturire da lei stessa e attraversare i muri nell'Infinito di Colui che viene, e giunge a questo fenomeno: è Dio nel nostro intimo che accoglie Dio che viene a noi e Dio contempla Dio! Dio, in cui risiede la beatitudine."48
  2. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui."49 "Il primo segno dell'amore è che Gesù ci ha dato il Suo corpo da mangiare, il Suo sangue da bere." "La caratteristica dell'amore è dare sempre e ricevere sempre. L'amore di Cristo è generoso. Tutto ciò che ha, tutto ciò che è, dà; tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo, toglie. Chiede più di quanto possiamo dare di noi stessi. Ha una fame enorme che desidera totalmente consumarci. Entra fin nel midollo delle nostre ossa, e quanto più amore Gli consentiamo, tanto più lo gustiamo con pienezza." "Egli sa che siamo poveri, ma non lo considera affatto e non ci perdona nulla. Egli stesso diventa in noi il Suo pane, ma prima brucia nelle Sue fiamme le nostre dissolutezze, i difetti e i peccati. Poi, quando vede che siamo puri, viene come un avvoltoio che vuole divorare tutto. Vuole consumare la nostra vita, per trasformarla nella Sua vita, la nostra piena di peccati, la Sua piena di grazia e gloria, preparata per noi, solo se ci arrendiamo. Se solo avessimo occhi abbastanza buoni da vedere quella insaziabile brama di Cristo, che ha fame della nostra salvezza, nessuno sforzo ci impedirebbe di fuggire direttamente nelle sue aperte fauci." Sembra "assurdo, ma quelli che amano capiranno." Quando accogliamo Cristo "con una devozione interiore, il Suo caldo sangue pieno di gloria scorre nelle nostre vene e in noi si accende un fuoco; otteniamo somiglianza con le Sue virtù, e Egli vive in noi e noi viviamo in Lui, Egli ci dà la Sua anima con pienezza di grazia, attraverso la quale l'anima persiste nell'amore e nella lode del Padre!" "L'amore porta il suo oggetto a sé, portiamo a sé Gesù, Gesù porta a sé noi. Allora, sbalorditi al di fuori di noi stessi nell'intimità dell'amore, ci dirigiamo verso Dio, andiamo incontro a Lui, andiamo verso lo Spirito Santo, che è il Suo amore, e questo amore ci brucia, consuma e attira all'unità, dove ci aspetta la beatitudine." "Questo intendeva dire Gesù Cristo quando disse: "Desiderosamente ho desiderato mangiare con voi l'agnello pasquale."50

sesto giorno

  1. "È necessaria la fede per avvicinarsi a Dio."51 Questo ci dice san Paolo, e anche questo: "Credere in Dio significa confidare in ciò che speriamo e essere certi di ciò che non vediamo."52 Ciò significa che "la fede ci dà tale certezza sui beni futuri, che attraverso di essa nella nostra anima nascono e perdurano, anche quando di essi non ci rallegriamo." 53 San Giovanni della Croce dice che la "fede ci serve da piedi, affinché possiamo andare a Dio," e ancora, "che è possesso in stato di oscurità."54 Essa "può darci davvero la luce su Colui che amiamo, e la nostra anima deve sceglierla come mezzo per ottenere la beata unione." 55 "Essa ci immerge in un'inondazione interiore di beni spirituali." Gesù Cristo, nel dialogo con la Samaritana, parlava della fede quando promise di dare a tutti coloro che credono in Lui "una sorgente d'acqua viva, che sgorga in vita eterna."56 E così la fede ci consegna Dio già in questa vita, sebbene velato da un velo, che Lo copre, ma, comunque, Dio stesso. "Quando verrà ciò che è perfetto," cioè la visione chiara, "ciò che è imperfetto," in altre parole la conoscenza data dalla fede, "acquisterà tutta la sua perfezione." 57
    "Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi e abbiamo creduto."58 In questo è grande atto della nostra fede, questo è il mezzo per restituire al nostro Dio amore per amore, questo è il "mistero nascosto"59 nel cuore del Padre, di cui parla san Paolo, che infine penetremo, e tutta la nostra anima tremerà di gioia." Quando crede a questo "amore troppo grande,"60 che Dio ha per lei, si può dire di lei ciò che è detto di Mosè: "Era saldo,61 come se vedesse l'Invisibile." 62 L'anima non si attacca più alle affezioni e ai sentimenti, le importa poco se sente o meno la presenza di Dio, poco le importa se (Dio) le manda gioia o sofferenza; ella crede semplicemente nel Suo amore. Più essa è messa alla prova, più la sua fede cresce, perché deve superare ogni ostacolo affinché possa riposare nel seno dell'Amore Infinito, che compie solo le opere d'amore. E a quest'anima, vigile nella fede,63 può dire la voce del suo Maestro nella segreta intimità quella parola che una volta disse a Maria Maddalena: "Va' in pace, la tua fede ti ha salvata." 64
  2. "Se dunque il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo avrà luce."65 Cos'è quest'occhio puro e semplice di cui parla il Maestro, se non quella semplicità d'intento, che "uniscono tutte le energie disperse dell'anima e collega lo spirito stesso a Dio? Questa è la semplicità, che rende onore e lode a Dio, essa Gli offre le virtù. Poi, penetrando e superando se stessa, oltrepassando e penetrando ogni creatura, trova Dio nelle sue profondità. Essa è l'inizio e la fine di tutte le virtù, il loro splendore e la loro gloria. Con intenzione semplice intendo ciò che mira solo a Dio, ciò che riferisce ogni cosa a Dio." "Essa colloca l'uomo nella presenza di Dio, le dà luce e coraggio, la svuota e la libera da ogni timore, oggi come nel giorno del giudizio." "Essa è il pendio interno66 e il fondamento di ogni vita spirituale." "Sopprime la cattiva inclinazione, dà pace, induce silenzio invece del clamore della vanità che sorge in noi." "Essa aumenta ora dopo ora la nostra somiglianza a Dio. E poi, oltre ogni intermediario, è sempre essa a condurci nella profondità, dove dimora Dio, e ci dà profondo riposo. L'eredità che ci ha preparato l'eternità, ci passa con la semplicità. Tutta la vita dello spirito, tutta la sua virtù consiste insieme nella somiglianza a Dio nella semplicità e il suo riposo supremo avviene sull'altezza della semplicità." "E a seconda del suo amore, ogni spirito cerca Dio con maggiore o minore profondità nelle sue proprie profondità." "L'anima semplice si innalza attraverso il suo sguardo interiore, ritorna in se stessa e contempla nella propria profondità il tabernacolo, dove la Santissima Trinità la ha toccata." Così penetrò nella sua profonda "fino al suo fondamento, che è la porta della vita eterna." 67

Tradotto dal francese da Elisabetta Graubnerová.

continua